lunedì 28 aprile 2014

ALIENAZIONE E FRUSTRAZIONE: L'ALTRA FACCIA DEL MIRACOLO

Vediamo ora un 'analisi ben diversa, meno sorridente ed ottimistica, del «miracolo economico».
Il testo che segue, tratto da un articolo pubblicato nel 1963 dallo scrittore e giornalista Libero Bigiaretti, è assai significativo. Esso testimonia l'interesse degli intellettuali dell'epoca verso gli aspetti meno esaltanti della società industrializzata: un mondo in cui tutti devono possedere i medesimi oggetti di consumo, in cui il lavoro dell 'operaio è fatto di operazioni monotone e ripetute, in cui il paesaggio stesso è mutato tanto da essere irriconoscibile. Una notizia sull'autore: aveva avuto modo di conoscere bene la vita della fabbrica perché aveva lavorato per parecchi anni all 'Olivetti di Ivrea.
La posizione dell' operaio è cambiata. A parte che egli ha preso coscienza, collettivamente, della sua forza politica, egli è legato al lavoro da bisogni assai diversi da quelli dei padri e soprattutto dei nonni.
Nessun retore! parlerebbe più del «pane» come unico stimolo e fine del lavoro. La povertà di oggi non è meno ossessiva (o lo è di più) di quella di ieri, ma è determinata generalmente dalla mancanza di ciò che un tempo era considerato il superfluo, o addirittura dal possesso uniforme, impersonale, senza scelta, di quegli oggetti che egli stesso fabbrica e di cui nessuno può fare a meno.
Il livello dei desideri e delle necessità è salito, si è spostato, proprio per effetto della produzione industriale e del suo prodigioso e mostruoso moltiplicarsi, che esige una enorme dilatazione del mercato con l'appoggio di una pubblicità che fa leva sulla avidità del cosiddetto uomo-massa nei riguardi delle cose che hanno tutti gli altri.
Impersonale, nonostante la qualificazione e la capacità tecnica di base, è diventata anche la prestazione operaia, in particolare dell' operaio della grande industria:
lavoro parcellare, di minima specializzazione, lavoro automatico. Né occorre qui ripetere osservazioni già fatte e scontate sulla spersonalizzazione, la monotonia del lavoro operaio, che neppure la riduzione delle ore lavorative vale a mitigare, né tanto meno lo possono altri correttivi, tra cui quelli offerti dalla organizzazione del tempo libero.
Il panorama del lavoro è completamente cambiato, non meno di quanto sia cambiato l'aspetto e il volume del traffico cittadino. Nel corso della nostra vita l'ambiente si è modificato assai più di quanto non sia avvenuto nel corso delle generazioni precedenti.
Dalle cause, che conosciamo, cioè dalla produzione in grande serie, sorgono effetti che investono e condizionano la nostra vita, di là dalla prestazione lavorativa a qualsiasi livello: il traffico cittadino assurdo e micidiale, la insalubrità, la dilatazione aberrante di suoni, rumori, immagini; l'artificiosità dei desideri e la convulsione del ritmo vitale, la solitudine, l'insufficienza dei vecchi schemi familiari, sociali ecc.


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