lunedì 28 aprile 2014

Il boom economico

La giornalista Marta Boneschi in questo brano che riporto rende bene l’ottimismo di quell’epoca, dal desiderio invincibile di farla finita con la povertà, al coraggio senza limiti di lavorare fino all'esaurimento delle forze, alla convinzione che una vita migliore era realmente possibile.

“Le novità più significative del' 50 sono due: la macchina da scrivere Lettera 22 dell 'Olivetti e una fibra, l'Orlon, che sostituisce la lana.
La lettera 22, disegnata da Marcello Nizzoli e colorata in tinte pastello, avrà vita lunghissima; quanto all'Orlon, è il primogenito di una ricca prole di fibre sintetiche e artificiali che le aziende chimiche continueranno a produrre, a prezzi sempre più convenienti.
Nel '54, poi, Giulio Natta, ingegnere della Montecatini, mette a punto il Moplen, un materiale duro,resistente e leggero, dal larghissimo impiego, che frutterà all'inventore il premio Nobel per la chimica e alla sua società una pioggia di denaro.
Fin dal' 50 le nuove tecnologie produttive sono entrate nelle fabbriche Olivetti, dove tra l'altro le macchine da scrivere e da calcolo vengono montate su nastri trasportatori continui. La ditta d'Ivrea vince anche la sfida delle calcolatrici meccaniche, finora vanto dell'industria americana, con la Elettrosumma, cui seguono la Multisumma e la Divisumma, tutte destinate agli uffici.
Nel '54 l'Olivetti è ormai un grande gruppo che dà lavoro a 14 mila persone. Nel '59 riesce a produrre il primo calcolatore elettronico italiano, Elea 9003, che regala al Ministero del Tesoro; il secondo esemplare lo compera invece la Marzotto'.
Le macchine invadono beneficamente la vita: santa protettrice delle donne, l'industria le solleva dalle fatiche quotidiane; mentre al lavoro d'ufficio provvede, oltre alle macchine da scrivere e da calcolo, il «dittafono»2, che uccide lentamente la stenografia.
Nel '55 è la volta di Mirella, la macchina da cucire automatica della Necchi, anche lei disegnata da Nizzoli:
è un'altra prova che non solo gli Americani ci sanno fare (...).
Dagli Americani impariamo altre arti e tecniche, per esempio, i cibi in scatola. I.;Althea che confeziona a Parma il Sugoro è, a detta di Piovene3,«tra le nostre belle industrie, organizzata non diversamente da quelle che ho veduto in America, con lo stesso scrupolo igienico, lo stesso studio sulla scelta degli ingredienti, lo stesso aspetto lucido di laboratorio».

A inventare macchine per risparmiare sul lavoro umano, gli Americani sono maestri e insegnano all'Europa come vendere senza commesse. Il primo supermercato apre a Roma nella primavera 1957 e nell'autunno s'inaugura quello milanese di viale Regina Giovanna.”


Ho posseduto anch’io una Olivetti Lettera 22 proprio come quella della foto sopra. Stesso colore, sembra la mia. Ci ho giocato molto da ragazzina e poi col tempo ho imparato a scrivere i preventivi e le fatture per mio padre. Se non è stata buttata sicuramente a casa dei miei c’è ancora.
La Olivetti Lettera 22 è stata senza dubbio la “regina” delle macchine da scrivere meccaniche, realizzata all’inizio degli anni ’50 da Marcello Nizzoli e Giuseppe Beccio, un capolavoro di ingegneria e design con tasti a pressione e inchiostro rosso e nero. Fu cara ai giornalisti della vecchia guardia per le sue dimensioni ridotte, per gli standard dell’epoca ovviamente: era infatti lunga e larga una trentina di centimetri e alta otto. Pesava approssimativamente 4 chili ed era stata concepita come strumento da viaggio, tanto da essere venduta in una confezione dotata di manico, come una valigetta.
La sua rapida diffusione ne fece presto l’icona del giornalismo moderno tanto che con il passare degli anni, e il progresso della tecnologia, i padri della professione in Italia, Enzo Biagi e Indro Montanelli, continuarono a lungo a servirsene.

Montanelli con la sua lettera 22


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