lunedì 28 aprile 2014

Il Politecnico di Vittorini


La seconda guerra mondiale, la lotta antifascista di Liberazione e il dopoguerra furono gli eventi storici nei quali si realizzò un nuovo profondo rinnovamento culturale di tipo letterario, artistico e cinematografico in Italia. Molti scrittori sentirono l’esigenza di manifestare il proprio impegno civile e politico attraverso la letteratura, dando origine a romanzi ispirati alla Resistenza, alle esperienze di prigionia e deportazione. Inoltre si accese un dibattito sul ruolo e il dovere dell’intellettuale nella società.
La letteratura considerata un mezzo per incedere sulla realtà divenne uno strumento di lotta politica. Questo tipo di compito venne energicamente proposto da Elio Vittorini attraverso la sua rivista “Il Politecnico” (pubblicata a Milano dal 29 settembre 1945 al dicembre 1947).
La sfida di Vittorini cominciava dall’arte, la filosofia, la letteratura, la storia, ricercando un linguaggio letterario che però fosse accessibile a tutti per dimenticare le macerie e costruire il futuro. L’obiettivo di Vittorini era anche quello di creare un rapporto autonomo con la sinistra. Senza censure, senza ritrosie, senza ipocrisie e senza invasioni di campo.
In questo caso l’aspro confronto e la polemica di Vittorini con Palmiro Togliatti e Mario Alicata passeranno alla storia e contribuiranno purtroppo a far tramontare l’iniziativa.
Il Politecnico un segno lo lascia comunque. Tra i collaboratori di Vittorini troviamo Franco Fortini, Franco Calamandrei, Italo Calvino, Oreste Del Buono, Carlo Bo, Vitaliano Brancati, Massimo Bontempelli, Vittorio Pandolfi. Scrivevano anche poeti come Montale, Sereni, Saba. La grafica e l’impaginazione era curata da Albe Steiner. Il Politecnico darà poi un notevole contributo alla conoscenza di scrittori che la censura fascista aveva cancellato e proibito. Basta ricordare Hemingway, Kafka e un lungo elenco di poeti americani.
Veniva scoperta l'opera segreta di alto livello culturale di Gramsci, e di lì tutto un patrimonio europeo di studi marxistici che orientarono la cultura italiana del dopoguerra.
Vittorini rimase pertanto il maestro iniziatore della corrente detta neorealistica, in cui l'impegno dell'artista non era quello politico-sociale di chi suona il piffero alla rivoluzione, ma consisteva nell’essere coerente col suo senso del reale.

Una stagione breve, ma un segnale forte: Milano e l’Italia guardavano avanti.
Elio Vittorini

Nessun commento: