mercoledì 21 maggio 2014

Attenzione alla fondazione – tra politica e cultura

Non sono tanto i ricchi a far la beneficenza, quanto è la beneficenza che fa i ricchi. Oscar Wilde

Per costruire una casa ci vogliono solide fondamenta.
Per perorare una causa ci vogliono solide fondazioni.

Un enorme potere, senza paragoni è concentrato nelle mani di un gruppo di persone, perfettamente coordinato e con la tendenza a perpetuare se stesso. Diversamente dal potere nelle aziende, non è controllato dagli azionisti; diversamente dal potere del governo, non è sottoposto al controllo popolare; diversamente dal potere nelle chiese, non è controllato da alcun canone consolidato di valori. (0)

Vi sarà capitato di sentir parlare di queste Organizzazioni Non Governative (ONG) americane. Alcune, tra le più attive ancor oggi, sono di vecchia data, come l'American Enterprise Institute (Aei) fondata nel 1943, ma la gran parte sono di recente istituzione. Il loro peso a livello internazionale non va sottovalutato perché esse esercitano un enorme potere e un’influenza corrosiva all’interno di quella che noi ancor oggi abbiamo la pretesa di definire società democratica. 130122_thinktank

lunedì 19 maggio 2014

Guerra fredda culturale

Prima di approfondire il discorso sulle fondazioni americane, i “think tanks” e le ong, riguardo alle quali sto preparando un articolo, voglio riproporre un mio vecchio studio che tratta di questo argomento e di come esse ebbero grande influenza in Italia (ma in realtà in tutta l’Europa) già durante il dopoguerra. La fonte principale delle informazioni che andrete leggendo le ho tratte dal libro “Gli intellettuali e la CIA. La strategia della guerra fredda culturale” di Frances Stonor Saunders.

  Timson LSR 

 Vi è un’altra ragione piuttosto evidente per cui mi sono da tempo intestardita su questi argomenti. Innanzitutto l’appiattimento culturale in cui siamo sprofondati e il sentito bisogno, espresso su molti fronti, di nuovi intellettuali, figure centrali della storia della nostra modernità. Parliamo di coloro che con il loro scrivere e pensare hanno dato vita a campagne di pensiero contro chi tirava le fila del potere ma che, allo stesso tempo, non hanno mai rinunciato a criticare anche la loro stessa parte. In verità sono sempre più convinta che di uomini capaci, fecondi di nobili pensieri e di indirizzi ideologici ce ne siano moltissimi. Il problema è che non possono fare sentire la loro voce soverchiati come si trovano da una struttura ben consolidata di industria della cultura, preconfezionata a regola d’arte per manipolare la coscienza collettiva. "Guerra Fredda" (1945-1990), io la chiamerei la rivoluzione grigia, grigia come il bianco e nero delle tv che ci trasmettevano messaggi di catastrofi imminenti, con la paura costante di un conflitto mondiale. Grigia come la corsa agli armamenti nucleari, grigia come la cortina di ferro, la linea immaginaria di separazione dei paesi dell'Europa occidentale dagli stati socialisti dell'Europa dell'est. Grigia come le figure che l’hanno per forza di cose attraversata, gestita e condotta alla sua fine; gli agenti di intelligence americani.

The-Cold-War1 La giornalista inglese Francis Stonor Saunders ha pubblicato nel 2000 il libro “The Cultural Cold War: The CIA and the Worlds of Arts and Letters” (The New Press, New York 2000) parzialmente tradotto in italiano “Gli intellettuali e la CIA. La strategia della guerra fredda culturale” edito dalla Fazi nel 2007. Grazie a documenti recentemente desecretati e interviste esclusive, l'autrice fornisce la prova di una vera e propria "battaglia per la conquista delle menti" ingaggiata dalla CIA al fine di orientare la vita culturale dell'Occidente, dal richiamo del comunismo a quello a favore di posizioni più compatibili con l’american way of life, attraverso iniziative ambiziosissime: congressi, conferenze internazionali, festival musicali. Nel pieno della Guerra Fredda, il governo degli Stati Uniti destinò grandi risorse ad un programma segreto di propaganda culturale rivolto all’Europa occidentale, messo in atto con estrema riservatezza dalla CIA. L’atto fondamentale fu l’istituzione del Congress for Cultural Freedom (Congresso per la libertà della cultura), organizzato dall’agente Michael Josselson tra il 1950 ed il 1967. “La sua fama si era diffusa nelle conversazioni informali che si svolgevano tra gli uomini dei Servizi in Europa. Era il grande faccendiere, quello che riusciva a fare di tutto. Qualsiasi cosa. Se volevi attraversare il confine sovietico, cosa virtualmente teoricamente impossibile, Josselson riusciva a fartelo fare. Se ti serviva un’orchestra sinfonica, Josselson te la procurava.” (Stuart Hampshire, intervista, Oxford, dicembre 1997).

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mercoledì 7 maggio 2014

Ucraina

Ucraina

La democrazia europea e statunitense ci offre la possibilità di commemorare i nostri morti del nazi/fascismo mentre finanzia, protegge e incrementa la stessa devastante ideologia.

Ciò che sta succedendo in Ucraina ebbe inizio con la “rivoluzione arancione” del 2004.
In quell’anno si tennero le elezioni presidenziali che videro la vittoria di Viktor Yanuchovyc, delfino di Leonid Kuchma, che era stato presidente dal 1994 al 2004, contro Viktor Yushchenko. Una tale vittoria siglava la continuità del potere filorusso in Ucraina. I nazionalisti ucraini contestarono il risultato del voto denunciando brogli elettorali. Per la prima volta nella sua storia, gli ucraini scesero in piazza a Kiev. Al collo avevano sciarpe arancioni e una dei suoi leader era Yulia Timoshenko. Si verificarono scioperi generali e veri e propri sit-ins. A seguito delle proteste, la Corte Suprema ucraina invalidò il risultato elettorale e fissò nuove elezioni per il 26 dicembre. Questa volta Yushchenko ne uscì vincitore, con il 52% dei voti contro il 44% del suo sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 23 gennaio 2005. Al suo fianco, con la carica di primo ministro, Julija Volodymyrivna Tymošenko.
Dietro la questione della "frode elettorale" di quegli anni che scatenò la rivoluzione arancione vi erano diverse Ong che facevano capo al Dipartimento di Stato americano: la National Democratic Institute for International Affairs, la International Republican Institute, la Freedom House e la George Soros’s National Endowment for Democracy che operava in Ucraina già dal 1998. L’obiettivo era spostare l’asse geopolitico ucraino dalla sfera d’influenza russa a quella occidentale.(1)
La moglie di Viktor Yushchenko, Katerina Chumachenko, è cittadina degli Stati Uniti, figlia di immigrati ucraini. Suo padre, Michael Chumachenko, fu più stretto collaboratore del fondatore della setta religiosa della chiesa Native della Fede Nazionale Ucraina, una setta dai nebulosi contorni impegnata nella propaganda di idee neonaziste. Il Tempio della congrega era a Chicago, vicino all’organizzazione dei nazionalisti Ucraini “Alleanza Nazionale” nel 1989, rimossa da agenti dello FBI. Il suo padre spirituale invece fu Theodore Oberländer ex-capo del battaglione "Nachtigall" (2) con il quale partecipa alla Conferenza mondiale della Anti-Communist League "Pace, libertà e sicurezza". Nel 1946 Oberländer, durante il periodo di carcere negli USA come prigioniero di guerra, fu assunto dalla CIA come esperto in materia di politica dell’Europa orientale. Considerando il curriculum di Katerina sembrerebbe impossibile potesse arrivare a posizioni di rilievo in sede americana. Invece dal 1986 al 1988 è stata l'assistente del Segretario di stato George P. Schultz esperta in questioni umanitarie e in diritti umani (3). Dopo aver lasciato questa posizione fu inserita nello staff di Joint Economic Committee of the United States Congress. Sorprendente carriera per una neonazista di così saldi principi. Verrebbe da pensare che il personaggio era particolarmente promettente per essere inserito in ambienti di politica ucraina al soldo degli interessi americani. Guarda caso Katerina incontra su un aereo il capo della Banca Nazionale ucraina Viktor Yushchenko (tra l’altro di origine ebraica). Fu colpo di fulmine o un orchestrato progetto politico? Sta di fatto che nei primi anni novanta i due si sposarono e gli appoggi americani furono inseriti al centro del potere ucraino. Ma ritorniamo al 2004 e alla rivoluzione arancione.
George Soros’s National Endowment for Democracy (4) versò milioni di dollari di sovvenzioni alle associazioni pro Juščenko. Soprattutto istituì un’associazione di giovani col nome Pora ("è tempo") (5) sul modello di quello che aveva fatto con Otpor (6) in Serbia per rovesciare Slobodan Milosevic.
Dall’altra parte Putin non restò certo a guardare ma non dimentichiamoci la matrice di stampo nazista che gli americani stavano sostenendo sbandierando a tutto l’occidente la bandiera della democrazia. Gli interessi in ballo sono molteplici; l’Ucraina resta una pedina fondamentale dello scacchiere geopolitico internazionale e specialmente nei rapporti tra l’Europa e la Russia. Innanzitutto il controllo dei gasdotti e la possibilità di influire sul prezzo del gas. Per la Russia è fondamentale controllare i gasdotti ucraini per continuare a giocare in posizione di vantaggio la partita del gas con l’Europa. Per i paesi europei la sicurezza energetica dipende, oggi, in buona misura da Mosca.
Lo sbocco sul Mar Nero, fondamentale per la Russia che non ha più porti dal pescaggio sufficiente ad ancorare la sua flotta mercantile e da guerra. Attualmente a Sebastopoli, in Crimea, si trova ancorata la flotta da guerra russa in base a un accordo firmato tra Yanukovich e Putin.
La Crimea è al centro degli interessi del Cremlino e le spinte autonomiste vanno viste come un tentativo di Mosca di tornare a controllare la regione. Il Mar Nero e l’accesso al Mediterraneo sono strategici per la Russia. Senza l’Ucraina il peso geopolitico della nazione sarebbe ridotto, ed è per questo che gli Stati Uniti sono da sempre interessati alle vicende ucraine.
Sta di fatto che le elezioni del 2005, volute dopo la denuncia di brogli elettorali, e a seguito delle rivendicazioni popolari in quella che venne definita rivoluzione arancione, videro salire al governo Viktor Yushenko. Al suo fianco Yulia Timoshenko.  In quei cinque anni di governo la diplomazia ucraina ha intensificato il dialogo sull’aspirazione del paese a diventare membro della NATO. Nel 2008, il vertice di Bucarest diede il via libera per la sua entrata. Nel 2009, Kiev firmò un accordo che consentì il transito terreno in Ucraina dei rifornimenti per le forze della NATO in Afghanistan.
Nel frattempo la Nato riuscì a tessere una rete di legami all’interno delle forze armate ucraine. Alti ufficiali partecipano da anni a corsi del Nato Defense College a Roma e a Oberammergau (Germania), su temi riguardanti l’integrazione delle forze armate ucraine con quelle Nato. Nello stesso quadro si inserisce l’istituzione, presso l’Accademia militare ucraina, di una nuova «facoltà multinazionale» con docenti Nato. Notevolmente sviluppata anche la cooperazione tecnico-scientifica nel campo degli armamenti per facilitare, attraverso una maggiore interoperabilità, la partecipazione delle forze armate ucraine a «operazioni congiunte per la pace» a guida Nato. Inoltre, dato che «molti ucraini mancano di informazioni sul ruolo e gli scopi dell’Alleanza e conservano nella propria mente sorpassati stereotipi della guerra fredda», la Nato istituisce a Kiev un Centro di informazione che organizza incontri e seminari e anche visite di «rappresentanti della società civile» al quartier generale di Bruxelles. (7)

martedì 6 maggio 2014

The Weather Underground

«Ogni generazione ha l’occasione di guidare il proprio tempo. Mi rende triste che la mia abbia talmente corrotto questa epoca impedendo ai giovani di avere un futuro. I momenti di ribellione non finiranno mai » (Robert Redford).
 Avete visto “La regola del silenzio - The Company You Keep” film del 2012 di e con Robert Redford? Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Neil Gordon del 2003 che recupera dalla memoria storica statunitense le vicende legate al gruppo dei Weather Underground. La storia raccontata è frutto della fantasia dell’autore ma ha il pregio di stimolare una riflessione apprezzabile e non banale sugli errori, i fallimenti ma anche le ragioni del diffuso e variegato movimento attivista che, tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, si oppose in particolare alla politica estera interventista del governo statunitense. Ma chi erano i Weather Underground?

Il simbolo dei Weather Underground
Il simbolo dei Weather Underground


 Nella tarda primavera del 1962, cinque dozzine di studenti universitari, noti come Students for a Democratic Society (SDS), si riunirono per quattro giorni e quattro notti in un campeggio sul lago vicino a Port Huron, Michigan, per discutere di politica.

A Students for a Democratic Society national council meeting in Bloomington, Ind., A Students for a Democratic Society national council meeting in Bloomington, Ind. Venne concordata una piattaforma politica sulla quale si espressero i sentimenti di tutti i partecipanti. Questo manifesto, uno dei documenti cardine della politica del 1960, divenne noto come la Dichiarazione di Port Huron. L'obiettivo fissato nel Port Huron Statement fu la creazione di un movimento politico democratico radicalmente nuovo negli Stati Uniti, che rifiutava la gerarchia e la burocrazia. Nei suoi punti più importanti, il documento richiedeva la "democrazia partecipativa" - diretto coinvolgimento dell'individuo nelle decisioni che interessano la loro vita. Questa nozione sarebbe diventata il grido di battaglia del movimento studentesco negli anni a venire - un movimento che divenne noto come la Nuova Sinistra (The New Left).

giovedì 1 maggio 2014

Rivoluzionari senza rivoluzioni

cartel_dinA2_foto2Ho iniziato queste ricerche allo scopo di comprendere il movimento 15-M, gli Indignati per intenderci (15-M da 15 maggio 2011 quando sono iniziate le proteste in Spagna), non pensando che mi sarei spinta così lontano. Ogni tassello conquistato apre una serie di altre ramificazione su un passato vicino e lontano che coinvolge genti e popoli di ogni parte del mondo.

  Nel 1976 il prof. Sharp (1) aveva fatto un incontro importante, imbattendosi in Peter Ackerman, una figura rivelatasi nel tempo davvero determinante per la diffusione delle sue idee ed il successo della strategia non violenta da lui propugnata. Proprio Sharp era stato infatti il relatore della tesi in relazioni internazionali sugli Aspetti strategici dei movimenti di resistenza non violenti che il promettente Ackerman aveva presentato alla prestigiosa Fletcher School of Law and Diplomacy, dove aveva in tal modo conseguito il PhD.  
 Ackerman intraprese poi una brillante carriera nel mondo dell'alta finanza speculativa, quella dei junk bonds, gli strumenti finanziari "spazzatura" che hanno permesso a lui di guadagnare, si dice, oltre 100 milioni di dollari l'anno per oltre un decennio e che hanno robustamente contribuito alla crisi dei subprime apertasi dall'estate 2007. Mentre il suo primo socio, Michael Milken, avrebbe poi avuto seri problemi giudiziari per le sue speculazioni finanziarie, Ackerman ha proseguito con successo la sua carriera di finanziere, che gli avrebbe anche consentito di diventare per anni, con contributi da lui definiti "a otto cifre", il principale finanziatore dell'organizzazione costituita da Sharp nel 1983, la Albert Einstein Institution (AEI).