martedì 6 maggio 2014

The Weather Underground

«Ogni generazione ha l’occasione di guidare il proprio tempo. Mi rende triste che la mia abbia talmente corrotto questa epoca impedendo ai giovani di avere un futuro. I momenti di ribellione non finiranno mai » (Robert Redford).
 Avete visto “La regola del silenzio - The Company You Keep” film del 2012 di e con Robert Redford? Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Neil Gordon del 2003 che recupera dalla memoria storica statunitense le vicende legate al gruppo dei Weather Underground. La storia raccontata è frutto della fantasia dell’autore ma ha il pregio di stimolare una riflessione apprezzabile e non banale sugli errori, i fallimenti ma anche le ragioni del diffuso e variegato movimento attivista che, tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, si oppose in particolare alla politica estera interventista del governo statunitense. Ma chi erano i Weather Underground?

Il simbolo dei Weather Underground
Il simbolo dei Weather Underground


 Nella tarda primavera del 1962, cinque dozzine di studenti universitari, noti come Students for a Democratic Society (SDS), si riunirono per quattro giorni e quattro notti in un campeggio sul lago vicino a Port Huron, Michigan, per discutere di politica.

A Students for a Democratic Society national council meeting in Bloomington, Ind., A Students for a Democratic Society national council meeting in Bloomington, Ind. Venne concordata una piattaforma politica sulla quale si espressero i sentimenti di tutti i partecipanti. Questo manifesto, uno dei documenti cardine della politica del 1960, divenne noto come la Dichiarazione di Port Huron. L'obiettivo fissato nel Port Huron Statement fu la creazione di un movimento politico democratico radicalmente nuovo negli Stati Uniti, che rifiutava la gerarchia e la burocrazia. Nei suoi punti più importanti, il documento richiedeva la "democrazia partecipativa" - diretto coinvolgimento dell'individuo nelle decisioni che interessano la loro vita. Questa nozione sarebbe diventata il grido di battaglia del movimento studentesco negli anni a venire - un movimento che divenne noto come la Nuova Sinistra (The New Left).



 Nel corso degli anni Sessanta, l’SDS era animata da un numero sempre crescente di giovani che organizzavano incessantemente manifestazioni e azioni dirette mettendo in campo una contestazione creativa e radicale, ma sempre non violenta. Erano gli anni della guerra del Vietnam, dei movimenti di liberazione dei neri, del Black Power, ma anche gli anni della forte repressione interna da parte dello stato. Nelle sommosse dei quartieri neri di Watts (1965), Newark e Detroit (1967) lo Stato assassinò decine di militanti e nel 1969 la polizia uccise a sangue freddo Fred Hampton - il leader delle Pantere Nere di Chicago - mentre dormiva nel suo letto.

Il corpo morto di  Fred Hampton leader dei Black Panther Party, abbandonato sulla soglia di casa da membri del Chicago Police Department dopo avergli sparato alla testa mentre dormiva nel suo letto.
Il corpo morto di Fred Hampton leader dei Black Panther Party, abbandonato sulla soglia di casa da membri del Chicago Police Department dopo avergli sparato alla testa mentre dormiva nel suo letto.

 Un giovane ucciso dalla polizia alla Berkeley University (15 maggio 1969), 4 studenti uccisi alla Kent State University il 4 maggio 1970, 43 morti tra detenuti e ostaggi durante la rivolta della prigione di Attica (9 settembre 1971).



Dall’altra parte il direttore dell’FBI J. Edgar Hoover creò il Conitelpro (Counter intelligence Program) con lo specifico scopo di spiare e gettare discredito su questo movimento considerato, a ragione, contro la politica del governo degli Stati Uniti. Molti nel movimento però, fortemente scossi dalle immagini e dalle notizie provenienti dal fronte in Vietnam, vivevano con crescente insofferenza l'inefficacia delle manifestazioni pacifiche. «Nel periodo tra il '65 e il '75, in ogni istante della mia vita e qualunque cosa stessi facendo, ero consapevole del fatto che il mio Paese stava massacrando milioni di persone... Questa consapevolezza era più di quanto potessimo sopportare» dice Mark Rudd, ex militante dei Weathermen. «Non penso che si possa capire quello che abbiamo fatto senza capire la violenza della guerra del Vietnam - ha sostenuto Bill Ayers compagno nella lotta e nella vita della militante Bernardine Dohrn -. Duemila persone ogni giorno erano uccise in Vietnam in una guerra terroristica, un’ufficiale guerra terroristica. Questo era ciò che accadeva in nostro nome. Così abbiamo provato a resistervi, provato a combatterlo. Costruire un enorme movimento, un’enorme organizzazione».

SDS e Weathermen marciano a Chicago durante i giorni della rabbia del 1969

SDS e Weathermen marciano a Chicago durante i giorni della rabbia del 1969. Difficile comprendere senza cercare di provare almeno un po’ di empatia. Negli anni sessanta quasi il 50 per cento della popolazione americana era sotto i 18 anni di età. Essere giovani era oltretutto una novità. Prima degli anni 50 non esisteva la gioventù; si passava dall’infanzia all’età adulta. Il 1959 fu l’anno in cui la “QUESTIONE GIOVANILE” richiamò per la prima volta l’attenzione dell’intero mondo adulto profondamente preoccupato del comportamento sociale dei giovani. I giovani avviarono un loro processo di definizione di un’identità culturale autonoma. In questo sorprendente clima sociale, mai sperimentato prima nella storia dell’umanità, la regola era testare, saggiare comportamenti contrari alle imposizioni dettate dalla famiglia, dalla scuola, dal mondo del lavoro e più in genere dal mondo degli adulti. Che possa piacere o no tutto ciò che oggi diamo per scontato, le conquiste sociali, nonostante ci sia ancora moltissimo da fare, vengono tutte da quel periodo lì, da quei giovani che volevano cambiare il mondo. Pensate allora di essere giovani in un momento di così grande trasformazione sociale e rendersi conto che buona parte di ciò che sarà il domani dipenderà da ciò che saremo in grado di rivendicare oggi. Inoltre immaginatevi di dover vivere con la perenne angoscia di essere chiamati alle armi. Tutti conoscevano qualcuno che dal Vietnam non era tornato e quelli che tornavano erano devastati fisicamente e psicologicamente. Era una guerra ritenuta ingiusta, ma quale guerra non lo è del resto, imperialista, terroristica appunto. Una guerra che, nonostante fosse lontana, era percepibile nella quotidianità. È in questo ambito che nacque, nel 1969, l'organizzazione dei Weathermen (dalla canzone di Bob Dylan “Subterranean Homesick blues” «You don't need a Weatherman to know which way the wind blows/Non hai bisogno di un meteorologo per sapere dove soffia il vento»).

Weathermen 1969
Weathermen 1969

 I Weathermen volevano passare all'azione, rompere gli indugi in cui si era impantanato il dibattito interno all'SDS. Nell’ottobre del 1969 diedero vita a Chicago a quelli che passarono alla storia come “i giorni della rabbia” durante i quali centinaia di giovani misero a ferro e a fuoco la città e si scontrarono duramente con le centinaia di poliziotti dispiegati. [youtube http://www.youtube.com/watch?v=Y8AnF2RkMV8] «Ci sono persone, in America, che combattono ogni minuto di ogni giorno. Noi stiamo per prendere parte a questa battaglia. […] C'è una guerra che va avanti e non siamo stati noi a darvi inizio. Noi siamo qui per portare la guerra in casa!». È Bernardine Dohrn che parla. Giovane, bianca, di buona famiglia, laureata in legge all'università di Chicago è la quintessenza dell'America. Ma la sua voce è ferma e determinata nel dichiarare guerra al suo paese.
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Il 6 marzo del 1970 a New York, tre membri dei Weathermen muoiono nell’esplosione di una bomba che stavano confezionando nel loro appartamento. Il 21 maggio del 1970, una radio californiana trasmette un comunicato nel quale Bernardine annuncia l’entrata in clandestinità dei Weathermen (che da quel momento diventeranno Underground) che si proclamano ufficialmente un vero e proprio gruppo rivoluzionario armato: «Quella che leggerò è una dichiarazione di guerra. Questo è il primo comunicato dai Weatherman Underground. In tutto il mondo coloro che si battono contro l’imperialismo americano guardano alla gioventù d’America e attendono che essa sfrutti la sua posizione strategica dietro le linee del nemico e unisca le proprie forze per la distruzione dell’impero. I neri hanno combattuto da soli per anni. Sapevamo che il nostro compito era di guidare i ragazzi bianchi alla rivoluzione armata. […] I ragazzi sanno che oggi il gioco è fatto: la rivoluzione investa la vita di tutti noi. Decine di migliaia hanno imparato che proteste e marce sono lettera morta. L’unica strada da seguire è quella della violenza rivoluzionaria.[…] I freaks sono rivoluzionari e i rivoluzionari sono freaks. Se ci volete trovare, ecco dove siamo: in ogni tribù, comune, dormitorio studentesco, fattoria, baracca dell’esercito e appartamento dove i ragazzi fanno l’amore, fumano ‘erba’ e caricano le pistole chiunque fugge dalla giustizia americana è libero di venire. Nei prossimi 14 giorni attaccheremo un simbolo o un'istituzione dell'ingiustizia americana."». Nei cinque anni successivi, i Weather Underground organizzarono dalla clandestinità, centinaia di attentati dinamitardi che, seppure devastanti, erano indirizzati sempre ad edifici vuoti (non ci fu mai una vittima). Puntavano essenzialmente al loro valore simbolico: basti ricordare l’attacco al Campidoglio il 1 marzo del 1971 per protestare contro l’invasione del Laos, agli ordigni fatti esplodere il 19 maggio 1972 al Pentagono in rappresaglia per il bombardamento degli Stati Uniti su Hanoi, l’attentato alla centrale di polizia di New York in risposta all’assassinio di un ragazzino nero nel 1973 o quello del 29 gennaio 1975 contro l'edificio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in risposta all'escalation in Vietnam. La maggior parte degli attacchi furono preceduti da avvisi di evacuazione, insieme ai comunicati che rivendicavano e descrivevano l’importanza della protesta. Per l'FBI il gruppo divenne per un periodo il "nemico numero uno" sul fronte interno, tanto che il direttore Edgar Hoover definirà Bernardine Dohrn la «donna più pericolosa d'America».

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L’uso della violenza per propagandare messaggi politici è considerato terrorismo e questo è in genere come i Weather Underground vennero intesi. Ma è questa una definizione giusta? L’obbiettivo dei gruppi terroristici è quello di colpire i civili per spaventare o terrorizzare le popolazioni e per usufruire di un più ampio consenso politico. La WUO si asteneva da tali azioni: usarono violenza contro edifici, piuttosto che contro persone, a simboleggiare il loro malcontento con specifiche azioni politiche, ma senza causare alcun danno a quelli che ritenevano responsabili o a persone vicino a loro. Era propaganda dell'atto, ma senza lo spargimento di sangue. Di conseguenza, nessuno degli attacchi degli WUO ha provocato vittime. L’unica eccezione che si può ricondurre a membri dell’organizzazione è una rapina a un furgone portavalori nello stato di New York, nel 1981, in cui morirono tre persone. Tre membri di lunga data del movimento che usciti dai Weather Underground si erano uniti Revolutionary Armed Task Force (Ratf), “un’alleanza strategica fra elementi clandestini, attivisti politici pubblici, antimperialisti e appartenenti al Movimento di Liberazione Nero, vennero arrestati e condannati a molti anni di carcere. I Weathermen però si erano già sciolti e consegnati alle autorità. Per questo motivo, è difficile chiamare l’WUO un'organizzazione 'terrorista'. Non voglio per questo giustificare o appoggiare il loro modo di agire, di protestare. Non so cosa avrei fato io al loro posto, però all’interno del contesto storico lo comprendo. A tal riguardo l’attualità di questi giorni mi conduce al confronto con i NoTav accusati di terrorismo in Val di Susa con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore e non c’è stato un solo ferito. Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, i quattro attivisti No TAV arrestati il 9 dicembre 2013 con l’accusa di “attentato con finalità terroristiche”, dopo quasi due mesi di reclusione nel carcere delle Vallette di Torino sono stati trasferiti il 30 gennaio 2014. Data l’accusa si trovano ora in sezioni di Alta Sorveglianza: Chiara è nel carcere di Rebibbia (Roma), Mattia e Niccolò sono ristretti nella piccola sezione AS2 di Alessandria e hanno il divieto di incontrarsi, Claudio si trova in isolamento nel carcere di Ferrara. Non è forse questa una violenza, un abuso di potere dello stato italiano nei confronti di persone che hanno avuto l’ardire di rivendicare le proprie idee?
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Ritornando ai Weathermen bisogna ricordare che le loro rivendicazioni erano le stesse che pervadevano la controcultura americana: rivoluzione sessuale, emancipazione femminile, liberalizzazione delle droghe (al punto che nel 1970 organizzarono persino la fuga dal carcere di Timothy Leary, il famoso sostenitore delle droghe psichedeliche e guru delle prime ribellioni giovanili nelle università californiane). Gli Weathermen insomma furono probabilmente l'unico gruppo americano a ricercare e a teorizzare un legame tra lotta armata e rivoluzione culturale. Tuttavia, anche se le azioni continuarono sino al 1977, il contesto sociale si era modificato all'insegna della normalizzazione e della restaurazione. Dopo gli accordi di pace firmati dagli Stati Uniti nel 1973 e la fine delle operazioni militari in Vietnam, le attività dei Weathermen, non riuscendo a provocare una ribellione di massa, persero la loro valenza storica. L'America degli anni ottanta, quella del body building, dei telepredicatori e degli yuppies, era alle porte e i Weathermen, non avevano più una comunità di riferimento. Non restò dunque, che una resa onorevole: tra il 1978 e il 1980 tutti i membri si consegnarono alla polizia, ma non finirono in carcere perché riuscirono a dimostrare che l'Fbi aveva usato metodi illegali nel corso delle indagini. E’ incredibile come la disillusione e l’apatia di quei primi anni ottanta ci sia restata addosso ancor oggi, oltre trent’anni dopo, rimbecilliti come siamo da un presunto benessere e nella convinzione di aver istituito un sistema democratico che ci tutela. Nonostante abbiamo davanti agli occhi ogni giorno le nefandezze e i soprusi che ancor e sempre in modo più evidente chi detiene un seppur minimo potere perpetra sui più deboli non sappiamo e non riusciamo a reagire. E’ una di quelle cose che mi arrovellano l’anima. Mi rendo conto di aver trattato questo movimento in modo molto superficiale descrivendolo sommariamente. Resta indiscussa testimonianza del rifiuto di una generazione nel prendere parte alle strutture che il governo capitalista voleva imporgli. Cercavano un’alternativa, una trasformazione dei valori e auspicavano diventasse di massa. Io però non credo sia stato un fallimento. Tutti coloro che si sono reinseriti nella società hanno portato con sé i valori della controcultura di quegli anni. Ognuno li ha sfruttati nei modi più congeniali alla propria indole e ancor oggi cercano nel loro piccolo di farli valere. Non è forse già questa una grande vittoria? C’è chi dice che la controcultura americana ha fallito per mancanza di una coscienza storica, non avendo alle spalle una propria storia di oppressione e resistenza da cui trarre insegnamento, a differenza per esempio della cultura afro-americana o dell’America latina dove molte persone vivevano in uno stato di povertà e analfabetismo. Rispetto poi ai loro contemporanei movimenti giovanili del resto del mondo, anche i più rivoluzionari, la sinistra americana non riuscì ad avere un sostegno popolare di massa. Fu comunque un momento storico e noi tutti viviamo sulla scia di quel tempo essendo il mondo immensamente cambiato da allora. Ciò che non è cambiato è l’élite al potere, ma questo poteva avvenire solo con una vera e propria rivoluzione popolare. Oltretutto questa élite è diventata abile nella manipolazione dei potenziali rivoluzionari cooperando con molti dei loro aderenti. A tal riguardo scrissi tempo fa circa le Rivoluzioni Colorate. Bernardine Dohrn, Mark Rudd, Brian Flanagan, Laura Whitehorn, Bill Ayers e Naomi Jaffe vivono ancora negli Stati Uniti. Quasi tutti sono professori universitari anche impegnati in attività sociali di vario tipo. Molti cittadini americani si ritengono scandalizzati pensando che i loro figli possano essere istruiti o quanto meno influenzati da elementi con un passato come questo.
 Nel film documentario del 2002 “The Weather Underground” i componenti del gruppo riflettono sulla loro passione idealistica che li spinse a “portare la guerra a casa”, muovendosi critiche e rivendicando le loro scelte. Prima degli anni sessanta la controcultura di sinistra non aveva una storia passata a cui fare riferimento. Oggi invece abbiamo il dovere di non dimenticarcene e di tramandarne la memoria ai più giovani per lo più ignari di tutto questo. Ai giovani che fanno uso continuo di quella libertà che abbiamo saputo conquistare. Perché quel valore di continuità morale e ideologica non regredisca nella brutalità dei tempi moderni ma sia da incentivo per migliorarci. Perché ancora tanto c'è da fare.
Paolina





La foto, tratta da Wikipedia mostra Mary Vecchio, inginocchiata sul corpo di Jeffrey Miller, una delle vittime del 4 maggio 1970 alla Kent State University, mentre piange disperatamente. Fu una delle immagini più durature della tragedia, e fece vincere a John Filo un Premio Pulitzer per la fotografia.
La foto, tratta da Wikipedia mostra Mary Vecchio, inginocchiata sul corpo di Jeffrey Miller, una delle vittime del 4 maggio 1970 alla Kent State University, mentre piange disperatamente. Fu una delle immagini più durature della tragedia, e fece vincere a John Filo un Premio Pulitzer per la fotografia.

Carlo Giuliani, ucciso durante gli scontri del G8 2001, a Genova
Carlo Giuliani, ucciso durante gli scontri del G8 2001, a Genova

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