mercoledì 7 maggio 2014

Ucraina

Ucraina

La democrazia europea e statunitense ci offre la possibilità di commemorare i nostri morti del nazi/fascismo mentre finanzia, protegge e incrementa la stessa devastante ideologia.

Ciò che sta succedendo in Ucraina ebbe inizio con la “rivoluzione arancione” del 2004.
In quell’anno si tennero le elezioni presidenziali che videro la vittoria di Viktor Yanuchovyc, delfino di Leonid Kuchma, che era stato presidente dal 1994 al 2004, contro Viktor Yushchenko. Una tale vittoria siglava la continuità del potere filorusso in Ucraina. I nazionalisti ucraini contestarono il risultato del voto denunciando brogli elettorali. Per la prima volta nella sua storia, gli ucraini scesero in piazza a Kiev. Al collo avevano sciarpe arancioni e una dei suoi leader era Yulia Timoshenko. Si verificarono scioperi generali e veri e propri sit-ins. A seguito delle proteste, la Corte Suprema ucraina invalidò il risultato elettorale e fissò nuove elezioni per il 26 dicembre. Questa volta Yushchenko ne uscì vincitore, con il 52% dei voti contro il 44% del suo sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 23 gennaio 2005. Al suo fianco, con la carica di primo ministro, Julija Volodymyrivna Tymošenko.
Dietro la questione della "frode elettorale" di quegli anni che scatenò la rivoluzione arancione vi erano diverse Ong che facevano capo al Dipartimento di Stato americano: la National Democratic Institute for International Affairs, la International Republican Institute, la Freedom House e la George Soros’s National Endowment for Democracy che operava in Ucraina già dal 1998. L’obiettivo era spostare l’asse geopolitico ucraino dalla sfera d’influenza russa a quella occidentale.(1)
La moglie di Viktor Yushchenko, Katerina Chumachenko, è cittadina degli Stati Uniti, figlia di immigrati ucraini. Suo padre, Michael Chumachenko, fu più stretto collaboratore del fondatore della setta religiosa della chiesa Native della Fede Nazionale Ucraina, una setta dai nebulosi contorni impegnata nella propaganda di idee neonaziste. Il Tempio della congrega era a Chicago, vicino all’organizzazione dei nazionalisti Ucraini “Alleanza Nazionale” nel 1989, rimossa da agenti dello FBI. Il suo padre spirituale invece fu Theodore Oberländer ex-capo del battaglione "Nachtigall" (2) con il quale partecipa alla Conferenza mondiale della Anti-Communist League "Pace, libertà e sicurezza". Nel 1946 Oberländer, durante il periodo di carcere negli USA come prigioniero di guerra, fu assunto dalla CIA come esperto in materia di politica dell’Europa orientale. Considerando il curriculum di Katerina sembrerebbe impossibile potesse arrivare a posizioni di rilievo in sede americana. Invece dal 1986 al 1988 è stata l'assistente del Segretario di stato George P. Schultz esperta in questioni umanitarie e in diritti umani (3). Dopo aver lasciato questa posizione fu inserita nello staff di Joint Economic Committee of the United States Congress. Sorprendente carriera per una neonazista di così saldi principi. Verrebbe da pensare che il personaggio era particolarmente promettente per essere inserito in ambienti di politica ucraina al soldo degli interessi americani. Guarda caso Katerina incontra su un aereo il capo della Banca Nazionale ucraina Viktor Yushchenko (tra l’altro di origine ebraica). Fu colpo di fulmine o un orchestrato progetto politico? Sta di fatto che nei primi anni novanta i due si sposarono e gli appoggi americani furono inseriti al centro del potere ucraino. Ma ritorniamo al 2004 e alla rivoluzione arancione.
George Soros’s National Endowment for Democracy (4) versò milioni di dollari di sovvenzioni alle associazioni pro Juščenko. Soprattutto istituì un’associazione di giovani col nome Pora ("è tempo") (5) sul modello di quello che aveva fatto con Otpor (6) in Serbia per rovesciare Slobodan Milosevic.
Dall’altra parte Putin non restò certo a guardare ma non dimentichiamoci la matrice di stampo nazista che gli americani stavano sostenendo sbandierando a tutto l’occidente la bandiera della democrazia. Gli interessi in ballo sono molteplici; l’Ucraina resta una pedina fondamentale dello scacchiere geopolitico internazionale e specialmente nei rapporti tra l’Europa e la Russia. Innanzitutto il controllo dei gasdotti e la possibilità di influire sul prezzo del gas. Per la Russia è fondamentale controllare i gasdotti ucraini per continuare a giocare in posizione di vantaggio la partita del gas con l’Europa. Per i paesi europei la sicurezza energetica dipende, oggi, in buona misura da Mosca.
Lo sbocco sul Mar Nero, fondamentale per la Russia che non ha più porti dal pescaggio sufficiente ad ancorare la sua flotta mercantile e da guerra. Attualmente a Sebastopoli, in Crimea, si trova ancorata la flotta da guerra russa in base a un accordo firmato tra Yanukovich e Putin.
La Crimea è al centro degli interessi del Cremlino e le spinte autonomiste vanno viste come un tentativo di Mosca di tornare a controllare la regione. Il Mar Nero e l’accesso al Mediterraneo sono strategici per la Russia. Senza l’Ucraina il peso geopolitico della nazione sarebbe ridotto, ed è per questo che gli Stati Uniti sono da sempre interessati alle vicende ucraine.
Sta di fatto che le elezioni del 2005, volute dopo la denuncia di brogli elettorali, e a seguito delle rivendicazioni popolari in quella che venne definita rivoluzione arancione, videro salire al governo Viktor Yushenko. Al suo fianco Yulia Timoshenko.  In quei cinque anni di governo la diplomazia ucraina ha intensificato il dialogo sull’aspirazione del paese a diventare membro della NATO. Nel 2008, il vertice di Bucarest diede il via libera per la sua entrata. Nel 2009, Kiev firmò un accordo che consentì il transito terreno in Ucraina dei rifornimenti per le forze della NATO in Afghanistan.
Nel frattempo la Nato riuscì a tessere una rete di legami all’interno delle forze armate ucraine. Alti ufficiali partecipano da anni a corsi del Nato Defense College a Roma e a Oberammergau (Germania), su temi riguardanti l’integrazione delle forze armate ucraine con quelle Nato. Nello stesso quadro si inserisce l’istituzione, presso l’Accademia militare ucraina, di una nuova «facoltà multinazionale» con docenti Nato. Notevolmente sviluppata anche la cooperazione tecnico-scientifica nel campo degli armamenti per facilitare, attraverso una maggiore interoperabilità, la partecipazione delle forze armate ucraine a «operazioni congiunte per la pace» a guida Nato. Inoltre, dato che «molti ucraini mancano di informazioni sul ruolo e gli scopi dell’Alleanza e conservano nella propria mente sorpassati stereotipi della guerra fredda», la Nato istituisce a Kiev un Centro di informazione che organizza incontri e seminari e anche visite di «rappresentanti della società civile» al quartier generale di Bruxelles. (7)


Intanto Putin sta a guardare. Accetta, suo malgrado, la voluta indipendenza del paese. Il mandato del governo di Viktor Yushenko arriva alla fine e nel 2010 l’Ucraina torna al voto. Questa volta segnò la vittoria di Viktor Yanukovich, contro il premier in carica Yulia Timoshenko la quale subito dichiarò di non riconoscere la vittoria del rivale, accusando brogli nelle regioni orientali del paese, roccaforte di Yanukovich. Tuttavia, lo scenario appare ben diverso da quello del 2004, quando le denunce e le proteste, anche internazionali, portarono alla ripetizione del secondo turno e al successo della “Rivoluzione arancione”. A livello interno, infatti, prevale una sfiducia generalizzata verso la classe politica e non sembrano all’orizzonte mobilitazioni di piazza.
La delegazione degli osservatori dell’Osce definì le elezioni “una dimostrazione impressionante di democrazia, una vittoria per tutti”. Parole positive giunsero anche dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti e non sembrarono esserci spazi internazionali per un rovesciamento del voto da parte della Timoshenko che era senza piazza e senza appoggi dall’estero.
Yanukovich è decisamente filo russo; strizza l’occhio all’Europa senza però mettere in discussione l’alleanza con Mosca. Il conflitto è esploso quando il governo ucraino, sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare e da una buona parte dell’opinione pubblica, ha ritirato la firma su un trattato di associazione con la UE (novembre 2013).
Kiev ha motivato la decisione con "gli interessi di sicurezza nazionale dell'Ucraina". Infatti, il nocciolo delle 1200 pagine della bozza era un "accordo di libero scambio profondo e completo", che avrebbe eliminato le protezioni per ciò che rimane dell'industria ucraina, già saccheggiata dal processo di privatizzazione degli anni Novanta e dai termini di ammissione all'Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2008. La Russia e gli Stati Membri dell’UE sono i maggiori partner commerciali dell’Ucraina. Circa l’80% di tutte le esportazioni di gas russo passano da qui. Nel 2009 l’Ucraina è stata il terzo più grande esportatore di grano del mondo dopo USA e UE e davanti a Russia e Canada. Nel complesso, l'Ucraina è una delle regioni più ricche di tutta Europa per le risorse naturali quali granito, grafite e sali. Fornisce una ricca fonte per metallurgico, porcellana, industrie chimiche, per la produzione di ceramica e materiali da costruzione. Quindi non solo gas per l’Europa ma anche fonti primaria per la sua industria. Entrando a far parte dell'UE, l'Ucraina sarebbe soggetta a tutti i trattati di libero scambio, che ne farebbero un fornitore a buon mercato dell'Europa centrale e segnerebbero la fine del suo potenziale industriale ed agricolo. Ne trarrebbero vantaggio le multinazionali, mentre allo Stato verrebbe impedito di tutelare il bene comune ed i suoi cittadini. Come ha sottolineato Natalia Vitrenko, capo del Partito Socialista Progressista, il sessanta per cento delle esportazioni ucraine in Russia e nella CIS consiste in beni finiti, contro il diciotto per cento nell'UE. Ella ha ammonito che l'adeguamento ai circa ventimila standard dell'UE, previsto dall'accordo di associazione, sarebbe costato 160 miliardi e avrebbe inferto un duro colpo all'economia ucraina, provocando chiusure di stabilimenti, disoccupazione e indigenza. Il governo ha annunciato di aver commissionato studi dettagliati su come il paese possa ripristinare le capacità produttive perdute e "creare un mercato domestico in grado di assicurare le relazioni tra l'Ucraina e i membri dell'UE su base paritaria". Intanto, ripartono i negoziati con l'Unione Doganale Eurasiatica (Russia, Bielorussia e Kazakistan).  Inoltre l'accordo associativo del Partenariato Orientale dell'UE, avviato nel dicembre 2008,  imponeva anche una "convergenza" sulle questioni di sicurezza e l'integrazione nel sistema di difesa europeo. Secondo tale accordo, l'Ucraina avrebbe dovuto recedere dai trattati a lungo termine che concedono a Mosca l'uso dei porti del Mar Nero, cruciale per la Marina Militare russa, dando alla NATO una base avanzata sul confine con la Russia. E sul piano strategico del territorio ucraino credo non ci sia altro da aggiungere davanti all’evidenza dei fatti.
A seguito di questi provvedimenti che chiudono momentaneamente l’ingresso in Europa la piazza si anima. Già nel weekend del 30 novembre-1 dicembre i rivoltosi gettavano cocktail Molotov ed occupando il Municipio di Kiev dichiarandolo "quartier generale rivoluzionario". I manifestanti del partito di opposizione Svoboda, che prima si chiamava nazionalsocialista, hanno marciato dietro la bandiera rossonera dell' Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini di Stepan Bandera (OUN-B) (8), ovvero i collaboratori nazisti che durante la seconda guerra mondiale sterminarono ebrei e polacchi per conto della macchina da guerra hitleriana, ispirati dall'ideologia della razza pura.
Lo slogan del partito Svoboda, "l'Ucraina agli ucraini", era il grido di battaglia di Bandera durante la collaborazione tra l'OUN-B ed Hitler dopo l'invasione nazista dell'Unione Sovietica. Sotto quello slogan i combattenti fascisti di Bandera commisero esecuzioni di massa e pulizie etniche. Fonti ucraine riferiscono che già nell'estate del 2013, mesi prima che il Presidente Janukovič decidesse di rifiutare l'accordo associativo con l'UE, il partito Svoboda teneva dei campi di addestramento paramilitare. Il carattere neonazista, razzista ed antisemita di Svoboda non ha impedito però ai diplomatici occidentali, inclusa Victoria Nuland, la vice di Kerry per gli affari europei ed asiatici sposata con il neoconservatore Robert Kagan, di incontrare pubblicamente il leader del partito Oleg Tjaghnìbok, che nel 2004 era stato buttato fuori dal movimento La Nostra Ucraina per i suoi discorsi contro "moscoviti ed ebrei" in cui usava termini offensivi e insulti per entrambi. Inoltre la Nuland è scesa anche in piazza a consegnare snack ai manifestanti incitandoli alla rivolta in nome della democrazia. Vista così sembrerebbe una stupidaggine. Ma provate ad immaginare se durante l’Occupy Wall Street a Washington, un funzionario di secondo livello del Ministero degli esteri russo o cinese avesse distribuito cibo ai manifestanti esortandoli a rovesciare con la forza, se necessario, il Presidente Obama, che cosa avreste pensato?

La denuncia dei leader ucraini
Il 25 gennaio 2014 ventinove partiti e organizzazioni politiche in Ucraina hanno lanciato un appello al Segretario Generale dell'ONU, alla dirigenza dell'UE ed agli Stati Uniti affinché prendano misure per "fermare i saccheggi da parte dei guerriglieri, l'incitamento alla guerra civile, un colpo di stato e la disintegrazione del paese". L'appello fornisce dettagli cruciali sulla natura neo-coloniale ed anti-russa dell'accordo di associazione con l'UE, che l'attuale governo ucraino ha congelato, ma anche sulle organizzazioni neofasciste che prendono parte alle proteste. Una dei firmatari è l'economista Natalia Vitrenko, leader del Partito Socialista Progressista Ucraino, che più di un anno fa aveva messo in guardia da questi gruppi che, con l'incoraggiamento ed i fondi delle cosiddette ONG "per la democrazia" provenienti dall'occidente, avrebbero posto una minaccia al governo ucraino.

La dichiarazione esordisce: "La crisi politica ucraina peggiora di giorno in giorno, portando il paese verso una guerra civile fratricida, la perdita della sovranità e la disintegrazione dello stato. Si tratta di un progetto straniero per prendere il controllo dell'Ucraina. Viene attuato contro gli interessi e le esigenze del nostro popolo. Viene portato avanti violando la Costituzione e le norme e princìpi internazionali, basati sull'azione pacifica, sulle libere elezioni, la libertà di parola ed il rispetto dei diritti umani. Giacché i media internazionali riportano informazioni deliberatamente distorte sull'Ucraina, diffuse da politici e funzionari dell'UE e degli Stati Uniti, e queste vengono usate a sostegno di azioni illegali di guerriglia, ci vediamo costretti a lanciare il seguente appello".
Solo alla fine di gennaio, quando le scene delle violenze di massa e dei manifestanti armati hanno finalmente spezzato la cortina fumogena dei media, i media occidentali hanno parlato del carattere neonazista della destabilizzazione in corso. La rivista Time, il 28 gennaio 2014, ha titolato su Kiev "banditi di estrema destra prendono il controllo delle rivolte liberali in Ucraina", pubblicando il profilo di un gruppo di nazisti detto Spilna Sprava ("Causa comune" ma la sigla è "SS"), al centro delle proteste.
Il giorno dopo il Guardian ha titolato: "In Ucraina, fascisti, oligarchi e l'espansione occidentale sono al centro della crisi" col sottotitolo: "La storia che ci viene raccontata sulle proteste a Kiev ha un rapporto molto lontano con la realtà". L'inviato del Guardian Seumas Milne scrive onestamente: "Dagli articoli pubblicati finora non si sa che nazionalisti di estrema destra e fascisti erano al centro delle proteste e degli attacchi contro gli edifici del governo. Uno dei tre partiti di opposizione alla guida della campagna è il partito di estrema destra ed antisemitico Svoboda, il cui leader Oleg Tjaghnìbok sostiene che una 'mafia moscovita ed ebraica' controlli l'Ucraina. Il partito, che ora controlla la città di Leopoli, ha guidato una fiaccolata di 15.000 persone all'inizio del mese in memoria del leader fascista ucraino Stepan Bandera, le cui milizie combatterono coi nazisti nella seconda guerra mondiale, e che prese parte alle stragi di ebrei."
Il settimanale di sinistra polacco Nie (No), ha pubblicato una testimonianza scioccante sull’addestramento dei militanti più violenti di EuroMajdan (9).
Secondo questa fonte, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski invitò, nel settembre 2013, 86 membri di Fazione Destra (Pravý Sektor), presumibilmente nell’ambito di un programma di cooperazione interuniversitaria. In realtà, gli ospiti non erano studenti, molti avevano più di 40 anni. Non andarono al Politecnico di Varsavia, contrariamente al programma ufficiale, ma al centro di addestramento della polizia di Legionowo, a un’ora di auto dalla capitale. Lì passarono quattro settimane di addestramento intensivo nella gestione delle folle, nel riconoscimento delle persone, in combattimento tattico, comando, comportamento nelle emergenze, protezione dal gas della polizia, costruzione di barricate e in particolare tiri anche con i fucili dei cecchini.
Tale addestramento avvenne nel settembre 2013, quando le proteste di piazza Majdan iniziarono in risposta al decreto di sospensione dei negoziati per la firma dell’accordo d’associazione con l’Unione europea, firmato dal primo ministro Mikola Azarov il 21 novembre.
In sintesi, la Polonia ha addestrato una banda per rovesciare il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina con cui finse di negoziare una soluzione pacifica, il 21 febbraio 2014, mentre i rivoltosi prendevano il potere.
Inoltre, non v’è dubbio che il colpo sia stato sponsorizzato dagli Stati Uniti, come dimostra la conversazione telefonica tra l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore USA Geoffrey R. Pyatt (http://www.voltairenet.org/article182063.html). Allo stesso modo, è chiaro che gli altri membri della NATO, tra cui la Lituania (l’Ucraina fu dominata dall’impero polacco-lituano) e Israele in quanto membro de facto dello Stato Maggiore atlantista, hanno partecipato al colpo di Stato (http://www.voltairenet.org/article182575.html). Tale schieramento suggerisce che la NATO possieda ora una nuova rete Gladio in Europa orientale (http://www.voltairenet.org/article182792.html). Inoltre, dopo il colpo di Stato, i mercenari statunitensi di una controllata di Academi (Greystone ltd) sono stati dispiegati nel Paese su ordine della CIA (http://www.voltairenet.org/article182580.html).
Sotto il controllo e in presenza di diplomatici statunitensi, l’ucraina Rada Verkhvna,  è il nome ufficiale del parlamento dell'Ucraina, ha compiuto un colpo di Stato il 22 e 23 febbraio 2014.
Prima il Parlamento ha preso atto delle dimissioni forzate del suo presidente ed eletto al suo posto l’ex-capo dei servizi segreti Oleksandr Turchinov.
Poi, 285 deputati su 450 hanno abrogato la Costituzione sostituendola con quella del 2004, senza un referendum e in una situazione d’emergenza in violazione degli articoli 156 e 157 della Costituzione.
Nel processo, i deputati hanno deposto il presidente Viktor Janukovich senza seguire la procedura d’impeachment e senza una revisione della Corte costituzionale, in violazione dell’articolo 111 della Costituzione.
Hanno votato la liberazione dell’ex-prima ministra e miliardaria Julija Tymoshenko condannata a sette anni di carcere per abuso di potere, e di cui Oleksandr Turchinov è l’avvocato.
Infine, il giorno dopo hanno proclamato Oleksandr Turchinov presidente ad interim, in violazione dell’articolo 112 della Costituzione.
Oltrepassando i suoi poteri ad interim, il "presidente" Turchinov ha nominato l’amico Valentin Nalivajchenko capo dei servizi segreti, e indetto le elezioni presidenziali per il 25 maggio in cui Julija Tymoshenko dovrebbe essere candidata.
Il golpe è stato subito salutato come "ritorno alla democrazia" (sic) dalle potenze occidentali.
Non si vuole qui innalzare Janukovich al ruolo di martire, perché il politico non era certo migliore di tanti altri. Yanukovich ha gravi colpe. Non l’avvicinamento alla Russia, che è una legittima scelta di politica internazionale, ma la gestione mafiosa e clientelare del potere (eppure mi ricorda qualcuno di molto vicino a noi). Ma in definitiva andava bene sia agli USA che all’Europa finché non ha deciso di intraprendere più sostenuti rapporti con la Russia. Ma dall’altra parte chi abbiamo? Un governo ad interim di stampo dichiaratamente nazista.
Oltre ai fatti già sopra riportati non posso esimermi dal ricordare anche che il 20 febbraio la maggioranza pro-Majdan del parlamento ucraino aggredirono i deputati comunisti e del Partito delle Regioni. Molti furono privati delle loro tessere elettorali, poi usate da altri per avere le “dovute” tessere elettorali.
Poi l’aggressione al canale televisivo Inter, visto in tutto il Paese e secondo più seguito. Uomini armati irrompono in studio nel bel mezzo di una trasmissione in diretta. Il giornalista Mustafa Nayyem (uno degli organizzatori del Euromaidan) aveva già annunciato l’intenzione del nuovo governo… di nazionalizzare il canale. Come ricorderete, la stazione televisiva attualmente appartiene all’oligarca Dmitrij Firtash arrestato a Vienna su richiesta dell’FBI.
Non a caso, naturalmente, poche settimane prima Mustafa Nayyem e i suoi complici di Hromadske (Publica) TV (TV via Internet lanciata con denaro statunitense quasi in contemporanea con l’avvio delle proteste Euromajdan) seguiva l’approccio opposto, “privatizzare” le frequenze della Prima rete TV nazionale (di proprietà dello Stato).
Il Consiglio Nazionale per la Radio e la Televisione (dopo diverse mezze misure fallite) finalmente decise di vietare completamente tutti i principali telegiornali russi in Ucraina. E tutte le trasmissioni televisive delle aziende di proprietà di Igor Kolomojskij, Victor Pinchuk, Rinat Akhmetov e Dmitrij Firtash improvvisamente iniziarono a lavorare all’unisono come una ben oliata macchina propagandistica centralizzata.
Nell’ultimo mese ci sono state decine di attacchi (fisici e informatici) alle redazioni dei media dell’opposizione. Il 27 febbraio, la cosiddetta Autodifesa popolare ha sequestrato l’ufficio dell’agenzia di stampa Golos.ua, e forti pressioni viene furono fatte sul canale TV nazionale ucraino Gamma, che lavora a stretto contatto con l’agenzia. Ben presto vi fu un raid nel giornale Kommunist, pubblicazione ufficiale del Partito Comunista dell’Ucraina. Il sito del CPU è anche spesso aggredito. A Vinnitsa, la forza venne usata sfacciatamente per occupare la stazione televisiva locale, che lavora con i comunisti ucraini. I giornalisti pro-Majdan riferiscono tali informazioni con malcelata gioia.
Un assalto avvenne anche contro la pubblicazione on-line ucraina Krivda, che parodia i media filo-Majdan, inchiodando la strumentalità delle loro pubblicazioni. Anche il loro sito è attualmente bloccato.
Un gruppo di giornalisti del sito web ucraino Pravda, guidato dal noto analista politico Vladimir Kornilov, è stato costretto a scegliere tra lasciare il Paese o cessare la pubblicazione dei loro articoli. Furono minacciati di rappresaglie feroci e morte.
L’ultimo numero pubblicato dall’ultimo rappresentante dei media dell’opposizione accessibile nel Paese, il rispettato e molto leggibile settimanale 2000, è apparso il 14 marzo. La pubblicazione è stata interrotta facendo pressione sul tipografo, Stampa d’Ucraina, dove la carta viene formattata nel consueto formato. La tipografia, finanziata dallo Stato, ha unilateralmente cambiato le condizioni per la stampa del giornale, mettendo la pubblicazione in una situazione impossibile. Naturalmente c’è il noto esempio della visita di diversi membri del partito nazionalista Svoboda negli uffici della Prima TV nazionale. Il pestaggio di Aleksandr Panteleimonov, ripreso in video, e costretto a scrivere una lettera di dimissioni dopo essere stato sottoposto a minacce e violenze.
Mentre i media occidentali si torcono le mani sulle presunte “violazioni dei diritti umani in Crimea“, gli osservatori internazionali sono apparentemente troppo occupati per interessarsi a ciò che accade in Ucraina. Per i curiosi, vi sono alcuni fatti che rappresentano solo la “punta dell’iceberg” della repressione politica in Ucraina.

- Il 22 febbraio il primo segretario del Comitato di Lvov del Partito Comunista di Ucraina, Rostislav Vasilko, è stato falsamente accusato di “aver sparato a Majdan” venendo sottoposto a brutali torture. Secondo testimoni oculari, gli inserirono aghi sotto le unghie, il suo polmone destro perforato, tre costole, il naso e altre ossa facciali rotte, e minacciato di sterminio della famiglia. È attualmente in cura in Russia.

- Il 23 febbraio, Aleksandr Pataman, capo della Milizia popolare antifascista di Zaporozhe, è stato rapito.

- Il 24 febbraio, sei membri della Corte Costituzionale dell’Ucraina si sono volontariamente licenziati dalla Rada Suprema “per aver violato il giuramento“. Alcuni di loro sono stati oggetto di minacce e coercizione fisica. Tre giorni dopo, i giudici espulsi hanno fatto appello alle istituzioni internazionali per i diritti umani.

- Il 28 febbraio, il vicegovernatore della regione di Dnepropetrovsk, Boris Filatov, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook come gestire correttamente i membri del movimento pro-russo che non sono soddisfatti del governo centrale di Kiev: “dargli tutte le sporche promesse, garanzie, o concessioni che vogliono. E… impiccarli tutti dopo“.

- Il 5 marzo, Andrej Purgin, uno dei leader dell’organizzazione filo-russa della Repubblica di Donetsk, è stato catturato e trascinato in una destinazione sconosciuta. Gli amici dell’uomo rapito sostengono che avesse ricevuto una visita il giorno precedente, durante cui fu avvertito, “se resta a casa oggi, sua moglie sarà vedova“, ma poiché gli altri lo stavano aspettando, si recò in piazza comunque. Il destino di Andrej è oggi ignoto.

- Il 6 marzo, Vladimir Rogov, leader dell’organizzazione civica ucraina, la Guardia slava, è stato rapito. Ora è al sicuro, ma è stato costretto a lasciare la regione di Zaporozhe e l’Ucraina.

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Pavel Gubarev
- Il 6 marzo, Pavel Gubarev, “governatore popolare” e leader degli attivisti filo-russi, è stato arrestato a Donetsk. Dopo essere stato rapito venne duramente picchiato, sia da Donetsk a Kiev, che nel centro di detenzione del servizio di sicurezza ucraino (SBU). Pavel cadde in un coma a metà marzo ed attualmente rimane nell’ospedale della prigione. A causa dei timori che la sua condizione possa essere resa pubblica, non è stato consentito l’accesso all’avvocato. Sua moglie Ekaterina e tre bambini sono stati costretti a lasciare l’Ucraina dopo l’arresto del marito.

- Il “governatore del popolo” della regione di Lugansk e leader della Guardia di Lugansk, Aleksandr Kharitonov, è stato arrestato ed è detenuto in una struttura della SBU dal 14 marzo.

- Il 17 marzo, il leader di Alternativa Popolare, Anton Davidchenko, è stato arrestato dalla SBU a Odessa, ed è attualmente detenuto in una prigione della SBU a Kiev. Il 17 marzo, un gruppo di membri di estrema destra del cosiddetto “Tribunale del Popolo” di Vinnitsa ha sfacciatamente chiesto che Tatjana Antonets, il medico capo dell’ospedale pediatrico regionale, si dimetta volontariamente perché non aveva abbandonato il Partito delle Regioni né condannato “i crimini del precedente governo“. I radicali hanno affermato che se non avesse obbedito, il medico ne sarà ritenuto responsabile “in conformità con le leggi draconiane dei tempi rivoluzionari“.

- Dopo diverse minacce, il 17 marzo, la vettura appartenente al leader del Fronte sud-est, Artjom Timchenko, è stata incendiata. Il pubblico ministero della regione di Zaporozhe, Aleksandr Shatskij, appena nominato da Kiev, ha definito l’accaduto esempio di “auto-immolazione”.

- Il 19 marzo, circa 300 uomini armati di Vinnitsa, guidati da attivisti di Fazione Destra, sequestravano una distilleria appartenente alla società Nemiroff.

- Il 20 marzo un gruppo di attivisti di Fazione Destra ha aggredito alcuni studenti ungheresi di Miskolc in gita in Transcarpazia. Estremisti armati irruppero nella riunione del consiglio civico ungherese, nella città di Berehove in Transcarpazia e picchiato i partecipanti. Due anni fa, i nazionalisti ucraini profanarono il monumento sul Verecke pass eretto per commemorare il passaggio delle truppe ungheresi attraverso i Carpazi. Vi scrissero “Morte agli ungheresi” e “Questa è Ucraina”.

- Il 20 marzo quattro giornalisti russi di Russia-1 TV furono arrestati a Donetsk. I documenti dei russi furono sequestrati e poi portati al checkpoint Vasilevka, dove furono trattenuti per diverse ore senza alcuna spiegazione, prima di essere espulsi dall’Ucraina.

- Il 20 marzo, il servizio di sicurezza ucraino tentò di sciogliere l’organizzazione civica Guardia di Lugansk che sostiene di porre l’Ucraina sotto l’autorità di un governo federale e di fare del russo una lingua di Stato. Tre attivisti furono arrestati e gli uffici dell’organizzazione e gli appartamenti dei suoi membri perquisiti. Uno dei leader dell’ala giovanile, Anastasija Pjaterikova, pubblicò un appello pubblico sui social network sostenendo che l’SBU, insieme a un deputato della Verkhovna Rada (un capo del Partito Radicale di estrema destra di Oleg Ljashko), organizzò la caccia ai membri della Guardia di Lugansk, perseguitandone gli attivisti e i famigliari.
- Il 20 marzo i rappresentanti del cosiddetto movimento AutoMajdan tentarono di estorcere carburante, denaro e altro al direttore di uno dei rami della società russa Lukoil-Ucraina, per “alimentare le esigenze della rivoluzione.”

- Il 20 marzo una folla di Kiev, indossando maschere e armata di armi da fuoco e coltelli, fece irruzione nell’edificio statale della Commissione Architettura e per l’ispezione edile. Occupando gli uffici al settimo e undicesimo piano, finsero di essere membri di una “commissione anti-corruzione” per cercare di confiscare cartelle contenenti documenti d’archivio.

- Il 21 marzo una casa nella regione di Kiev è stata bruciata perché apparteneva a Viktor Medvedchuck, leader del movimento Scelta ucraina.

- Il 23 marzo gli attivisti di Euromajdan a Kiev tentarono di occupare l’edificio di Rossotrudnichestvo, agenzia russa che promuove i legami con i russi all’estero, e l’auto di uno dei suoi dipendenti venne rubata. Tale prodezza era volta a confiscare l’ufficio e ad usarlo come sede dell’auto-difesa del popolo di Majdan.

- Il 23 marzo, un gruppo di membri armati di mitra di Fazione Destra assaltò il concerto a Rovno nell’ambito del festival rock locale, brandendo armi e disperdendo i partecipanti.

- Il 23 marzo a Zaporozhe, alcune decine di militanti, noti come Autodifesa di Maidan, attaccarono i partecipanti al Melitopol-Zaporozhe Friendship Road Rally con bastoni, pietre e sbarre di ferro. Persone furono picchiate e auto danneggiate.
- Il 24 marzo, membri del servizio di confine dell’Ucraina, ancora una volta proibivano agli equipaggi dell’Aeroflot di lasciare gli aerei negli aeroporti ucraini. Nessuna spiegazione fu data. Tale discriminazione da parte delle guardie di frontiera ucraine, verificatosi più volte nel mese scorso negli aeroporti di Kiev, Donetsk e Kharkov in violazione delle norme internazionali, costituisce un pericolo per il traffico aereo civile. Nei giorni scorsi, le guardie di frontiera ucraine hanno forzatamente respinto numerosi passeggeri di aerei russi. 43 casi sono stati segnalati dalla sola Aeroflot.

- In 32 casi, Aeroflot fu costretta a rimpatriare i passeggeri a proprie spese, avendo i biglietti di sola andata. Dalla metà di marzo, presso la sezione Kharkov del confine russo-ucraino, le guardie di frontiera ucraine impedirono ai cittadini russi di entrare in Ucraina, respingendone ogni giorno 120-130.

- Il 26 marzo i sostenitori di Fazione Destra di Dnepropetrovsk, Donetsk e Kharkov aggredirono chiunque si trovasse per strade indossando l’onorato nastro di St. Giorgio (simbolo della vittoria sovietica sul nazismo).
- Il 26 marzo nella regione di Kirovograd, rappresentanti del “Consiglio del popolo” locale e membri del partito Svoboda attaccarono il medico capo dell’Uljanovsk Central District Hospital, Aleksandr Tkalenko, cercando di picchiarlo nel suo ufficio. Il solo “peccato” del dottore è la sua appartenenza politica (fu membro del Partito delle Regioni e venne nominato alla sua attuale posizione dall’amministrazione Janukovich).

- Il 26 marzo, l’ex sindaco di Mirgorod (nella regione di Poltava) e presidente del consiglio comunale, Vasilok Tretetskij, moriva in ospedale dopo essere stato picchiato da aggressori il 16 marzo.

- Il 26 marzo, attivisti del movimento sociale Avtodozor, insieme a un centinaio di militanti di Autodifesa di Majdan, picchettarono gli uffici delle banche russe sulla via Kreshatik di Kiev (VTB, Alfa, Sberbank e Prominvest), chiedendo che venissero chiusi e tutte le loro divisioni ucraine nazionalizzate. L’edificio di Sberbank fu sequestrato e saccheggiato.

- Il 1° aprile, il servizio di sicurezza ucraino perquisì gli appartamenti degli attivisti filo-russi a Odessa. In particolare, perlustrarono l’appartamento di Aleksej Albu, deputato del consiglio regionale di Odessa. “Il gruppo del SBU arrivò a casa mia alle 08:00, irruppe e perquisì, aveva un’ingiunzione del tribunale. Gli stessi agenti di sicurezza dichiararono di cercare le liste di attivisti dalla nostra organizzazione e anche armi. Tuttavia, alla fine furono costretti a firmare una dichiarazione attestante che nulla d’illegale era stato trovato nell’appartamento“. Aleksej afferma di essere stato convocato dai servizi speciali ucraini per una “conversazione”. (10)

Giorno dopo giorno questo è quello che sta succedendo in Ucraina, paese destabilizzato per gli interessi europei ed americani.
Fino ad arrivare al rogo di Odessa del 2 maggio scorso.

“La storia non perdonerà la nostra ignoranza, l'insensibilità, l'egoismo. L'orrore va mostrato, condiviso e sofferto, almeno in una millesima parte. L'orrore esiste. Lo stesso orrore che vivono in questi giorni i civili in Ucraina, catapultata in una serie di violenze inaudite che prendono sempre più piede e rischiano di diventare la ripetizione dello scenario balcanico. Stamattina non ho visto nessun giornale pubblicare in prima pagina questa foto e mi sono arrabbiato. Perché tutti noi dovremmo avere davanti agli occhi le conseguenze di una politica corrotta, il modo in cui si sta concretizzando il piano di conquista economico-politico dei territori post-sovietici. Le persone arse vive nella città di Odessa erano dei civili, non erano spie, militari o rappresentanti del governo russo. Erano persone impaurite nascoste all'interno dell'edificio, nel tentativo di sfuggire alla furia omicida dei provocatori squadristi. Sono stati bruciati vivi e nessun giornalista occidentale ha avuto coraggio di raccontare - o nessun giornale si è preso la responsabilità di pubblicare - la loro storia in modo coerente, perché ufficialmente siamo dalla parte degli insorti. Perché in fondo non abbiamo ancora capito se ci serve il gas russo o se accetteremo la proposta delle compagnie americane. Perché l’ennesimo bamboccio politico italiano ha fatto carino con il Cesare americano qualche settimana fa. Perché siamo per la democrazia, siamo per i fast food, per il petrolio gestito dalle sette sorelle, per le lobby del tabacco, per le favole della BBC, per la classe della finanza che schiavizza il mondo intero trasformandolo nel medioevo tecnologico, per la metodica distruzione del nostro pianeta. Siamo dalla parte della crescita, di quello che chiamano del progresso. Io dico che di fronte ad un simile scempio svaniscono le appartenenze, la coerenza politica, gli interessi economici e non esistono più le spiegazioni. Non esiste nessuna giustificazione storica o umana con cui si possano spiegare i corpi di esseri umani carbonizzati. Corpi che ieri non erano diversi da noi: fatti di carne e ossa, con pensieri, desideri, affetti, progetti, sentimenti. Mi dispiace se ho rovinato il vostro sabato, mi dispiace con tutto il cuore di aver urtato la vostra sensibilità con queste immagini, ma se esiste la verità, sono sicuro che in questo momento ha il volto sfigurato dal fuoco, come quello dei cadaveri che vedete in questa foto. E spero che mister Obama e i suoi consiglieri, con quei bei sorrisi da Nobel stampati sulle loro facce di gomma, possano riportare nelle loro anime la stessa micidiale devastazione che hanno portato sui loro corpi quegli innocenti di Odessa.” Nicolai Lilin 3 maggio 2014 (https://www.facebook.com/nicolai.lilin)






















Note
(1) La legge Ucraina consente di controllare le procedure alle organizzazioni ufficiali ma non alle ONG. Così, gli osservatori dell'OSCE, dell'assemblea parlamentare della NATO e del Consiglio Europeo sono stati ammessi a controllare le procedure di voto. Invece i circa 1000 esponenti della ENEMO, una ONG, non sono stati ammessi nei seggi. "L'ENEMO è un collettivo di vari gruppi dell'Europa Centrale, ciascuno dei quali finanziato dal National Democratic Institute di Madeleine Albright; il segretariato dell'ENEMO è finanziato dall'Open Society Fund di George Soros ed è gestito da diplomatici britannici".
(2) Un battaglione ucraino nell’esercito tedesco che insieme al Battaglione Roland formava la legione ucraina al servizio del Terzo Reich e che nel 1940 diresse il gruppo reazionario dell’ O.U.N. (Organizzazione degli Ucraini Nazionalisti) - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php/index.php?action=news&id=23117#sthash.mvHnH8H3.dpuf
(4) National Endowment for Democracy (Ned) L’8 giugno 1982 davanti al Parlamento britannico, il presidente Reagan inveì contro l’Unione Sovietica definendola "L’impero del male" e si offrì di aiutare i dissidenti lì e altrove.
Sulla base di questo consenso per la lotta contro la tirannia, una commissione di riflessione bipartisan auspicò l’istituzione a Washington della National Endowment for Democracy (NED). Fu fondata dal Congresso nel novembre del 1983 e immediatamente finanziata. La Commissione di riflessione bipartisan fu costituita in realtà prima del discorso di Ronald Reagan, anche se dopo ufficialmente ne ricevette un mandato dalla Casa Bianca. Pertanto, essa non era conseguente alle grandiose ambizioni presidenziali, ma le precedette e ciò che Reagan manifestò in quell’occasione era solo un abbellimento retorico di decisioni già concordate a grandi linee e destinate ad essere messe in scena dalla commissione bipartisan. Il discorso di Ronald Reagan a Londra si svolse dopo gli scandali che circondarono la rivelazione delle commissioni sugli sporchi trucchi della CIA. Il Congresso aveva vietato all’agenzia di condurre ulteriori colpi di stato per conquistare dei mercati. E così alla Casa Bianca, il Consiglio di Sicurezza Nazionale cercò di sviluppare altri strumenti per aggirare questo divieto.
«Gran parte di quel che noi facciamo oggi, la Cia lo faceva clandestinamente venticinque anni fa (The Washington Post, 22 settembre 1991). La sorprendente confessione, riportata dal Washington Post del 22 settembre 1991, è di Allen Weinstein. Storico di formazione, Weinstein è stato il primo presidente della National Endowment for Democracy (Ned, Fondazione nazionale per la democrazia), un'associazione nordamericana senza fini di lucro dagli obiettivi particolarmente virtuosi: promuovere i diritti dell'uomo e la democrazia.
Eppure è alla Ned che Weinstein fa riferimento nella sua dichiarazione.
(Di HERNANDO CALVO OSPINA * giornalista e scrittore colombiano, residente in Francia.
autore, tra l'altro, di Rhum Bacardi. Cia, Cuba et mondialisation, Epo, Bruxelles, 2000.)
La finalità del NED (National Endowment for Democracy) è quella di offrire sostegno a quelle istituzioni estere che il governo federale, per la sua posizione ufficiale, non può aiutare, ad esempio i partiti politici di opposizione. In apparenza, il Ned è una fondazione privata, non governativa e senza scopo di lucro, e perciò sostiene questo tipo di istituzioni estere con il sotterfugio di fornire fondi privati e non governativi. In realtà si tratta di una finzione, poiché il Ned, malgrado sia a prima vista un ente privato, riceve un finanziamento annuale dal Congresso (e figura nel capitolo del budget del Dipartimento di Stato destinato all'Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (US Agency for International Development – USAID
(da Thierry Meyssan Analista politico francese, fondatore e presidente del Rete Voltaire e l’asse della conferenza Axis for Peace. Pubblica rubriche settimanali si occupano di politica estera nella stampa araba e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture 2, ed. Bertrand JP (2007).)
Per mantenere l'illusione che sia un'organizzazione privata, la NED riceve anche donazioni da tre associazioni, che sono a loro volta finanziate indirettamente da contratti federali:
è finanziata dalla Vicks Vaporub e nel 2007 aveva un patrimonio di quasi 570 milioni dollari.
Bill Stetson, pronipote della Vicks, funge da fiduciario e governatore per la Smith Richardson Foundation. Ha deciso che sia il gruppo Rockefeller & Co. il gestore patrimoniale per i piani finanziari della famiglia. (tratto da http://goliath.ecnext.com/coms2/gi_0199-2299183/Rockefeller-uses-name-to-reach.html  )
- la John M. Olin Foundation
I soldi della Olin Foundation, creata nel 1953, furono donati da John M. Olin per difendere le ‘libere istituzioni americane’ e la ‘libera impresa’. Da subito ha iniziato a fornire sostegno finanziario alle iniziative volte a promuovere il capitalismo e respingere quello che era visto come invadente socialismo. La famiglia Olin fece fortuna nella prima guerra mondiale con la chimica di base per esplosivi e con le munizioni per gli Alleati, ovvero con le commesse pubbliche. La Olin continua tuttora a produrre proiettili sotto il marchio Winchester. (tratto da http://it.peacereporter.net/articolo/2392/Impero+e+libert%E0    )
Olin è stato anche un importante sponsorizzatore delle politiche militariste nell'era post-Guerra Fredda. Secondo gli studiosi Jean Štefanić e Richard Delgado, nei primi anni novanta, Olin ha ritirato il sostegno dal Cato Institute
La Fondazione Bradley è stato creata nel 1985 con 290 milioni dollari dalla vendita di una attività elettrica del Milwaukee iniziata nel 1903 dai fratelli Lynde e Harry Bradley. Con la missione di "rafforzare la democrazia e il capitalismo americano, i principi delle istituzioni e dei valori che lo sostengono e lo alimentano," i soldi della fondazione sostengono una vasta gamma di attività, tra le arti, l'assistenza sanitaria e l’istruzione. Ma ha anche finanziato una serie di organizzazioni di destra, tra cui la American Enterprise Institute , il Centro per lo Studio della Cultura Popolare , la Free Congress Foundation e l' Istituto di Rockford . La Free Congress Foundation ha ricevuto più di $ 6 milioni, secondo MediaTransparency.com. (vedi qui)
Secondo il Milwaukee Journal Sentinel la fondazione regala più di $ 30 milioni all'anno.
"L'obiettivo generale della Fondazione Bradley, però, è quello di ritornare, sia negli Stati Uniti - e nel mondo - ai giorni prima che le aziende furono costrette a fare concessioni ad una forza lavoro organizzato. (vedi qui)
Di tutti gli esempi di finanziamento  che la Bradley Foundation ha progettato per aprire la strada a destra, il più noto è il libro "The Bell Curve:. Intelligence and Class Structure in American Life" di Charles Murray e Richard Hernstein.
In questo libro ci si chiede se ci sono differenze di intelligenza tra neri e bianchi che aiutino a spiegare le differenze nella loro posizione economica e sociale.
In altre parole; ci sono milioni di persone di colore, poveri e oppressi a causa del razzismo istituzionale e storico, o perché c’è qualcosa di intrinsecamente inferiore nell’essere nero?
Alla fine si arriva alla conclusione finale che i poveri sono poveri perché sono nati con difetti; con geni inferiori. (vedi qui)

5) Secondo Reseau Voltaire gli oltre 10 mila aderenti all'organizzazione giovanile "Pora" e al "Comitato degli elettori ucraini" hanno ricevuto più di 3 mila dollari a testa per svolgere attività elettorale, in particolare tenere manifestazioni. Il denaro proviene principalmente dalla NED.
Il sostegno politico al movimento di Yushenko proviene da un gruppo di 115 politici e intellettuali statunitensi ed europei che sono anche i firmatari della "Letta aperta ai capi di stato della NATO e dell'EU" in cui si chiede una radicale svolta politica dell'occidente nei confronti della Russia. http://www.movisol.org/ulse139.htm

6) Nel 1998 un gruppo di studenti universitari di Belgrado, attivi contro il governo di Slobodan Milosevic, fondò un movimento di protesta civile. Il gruppo si chiamò “Otpor” (resistenza) e acquistò forma e consensi durante i bombardamenti Nato del 1999 in Yugoslavia, iniziando una campagna politica e mediatica contro il leader serbo, facendo uso di azioni dimostrative e non violente. Rapidamente Otpor  diventò il fulcro dell’opposizione filo-occidentale e giocò un ruolo primario nella caduta del dittatore jugoslavo. Il motto del movimento s’ispirò alle parole di Gandhi: «usa le armi non violente fino a rendere la battaglia non più necessaria» e la loro azione attinse a piene mani dagli studi di Gene Sharp, intellettuale americano e teorico della rivoluzione non violenta, autore, tra gli altri, di “Dalla dittatura alla democrazia”, http://www.aeinstein.org/downloads/italiano/ scaricabile in italiano qui, vera guida su come deporre leader illiberali.  Su queste basi gli attivisti di Otpor costruirono una lotta basata sull’ideologia della resistenza individuale nonviolenta che velocemente si radicò nel paese e che, caduto Milosevic, continuò la sua azione.
Fin qui non ci sarebbe niente di male e la buona fede di tutti coloro che parteciparono attivamente al movimento encomiabile.
Di fatto Gene Sharp, assunto ad esempio da imitare dall’intero movimento non-violento dietro l’ispirazione ghandiana, è una persona che ha aiutato la CIA e la NATO a realizzare (o a tentare di attuare) colpi di stato in vari paesi negli ultimi 15 anni, attraverso la traduzione e divulgazione gratuita del suo manuale in 20 lingue e la relativa diffusione dei contenuti via Facebook e Twitter. Gene Sharp è stato il fondatore, nel 1983, dell'Albert Einstein Institute per «lo studio e l'utilizzo della nonviolenza nei conflitti di tutto il mondo». Studioso di Gandhi, dopo aver ottenuto il Ph.D. a Oxford, ha insegnato alla University of Massachusetts, prima di approdare ad Harvard come direttore del Program on Nonviolent Sanctions del Center for International Affairs. La sua attività di ricerca si è fin dalla gioventù unita a una militanza politica nei gruppi della sinistra americana. La pratica della disobbedienza civile e della nonviolenza lo portò a trascorrere due anni in carcere per essersi rifiutato di arruolarsi nella guerra di Corea. Durante gli anni delle lotte per i diritti civili, venne arrestato diverse volte per aver partecipato ai sit-in. Direttore della rivista pacifista "Peace News", è stato assistente personale di una figura significativa del sindacalismo e della sinistra radicale americana come Abraham J. Muste, che ottenne nel 1958 il Peace Award e fu, fino alla sua morte nel 1967, uno strenuo oppositore della guerra in Vietnam.  Possiamo definire Sharp un altro personaggio sicuramente in buona fede ma l’istituto da lui fondato dove prende i soldi per diffondere il suo pensiero?
Per capire come funzionano le cose bisogna seguire il flusso del denaro: chi finanzia l’Albert Einstein Institute?
Tra i patrocinatori vi sono diversi ex ufficiali dell’esercito USA, ma i finanziamenti veri e propri vengono da istituti filo-governativi come il National Endowment for Democracy (Ned) creato da Reagan nel 1983, il National Democratic Institute (Ndi) presieduto da Madeleine Albright e l’International Republican Institute (Iri), fino alla Freedom House, nata durante la guerra fredda in funzione anticomunista e a lungo presieduto dall’ex capo della Cia Woolsey. A portare ulteriori sostegni economici ci pensano anche le fondazioni del miliardario Soros.
Vediamo cosa dicono alcuni autorevoli fonti riguardo all’Otpor.
“Il successo e le tecniche di Otpor hanno varcato i confini della Serbia. I suoi attivisti sono entrati in azione in Georgia per aiutare i rivoltosi locali a deporre Shevardnadze nel 2003. Hanno inviato formatori in Ucraina durante la rivoluzione arancione. Poi è toccato all'Egitto, come conferma Srdjan Popovic, uno dei leader di Otpor: «Abbiamo addestrato gli egiziani, con video e documenti consegnati loro». Un ruolo, quello assunto a livello internazionale da Otpor, che ha valso all'organizzazione serba la definizione di "srl della rivoluzione", mentre i suoi membri sono stati definiti "i mercenari della democrazia". Questi, in più di un'occasione, si sono dichiarati orgogliosi di essere finanziati dai servizi di un grande paese straniero. I dubbi si accavallano: se le rivolte arabe hanno senz'altro incrinato irrimediabilmente il vecchio ordine regionale; se le sommosse di piazza Tahrir sono state sobillate; se dietro il Movimento 6 aprile c'è il sostegno di Otpor; se Otpor vuol dire Cia; se la nuova architettura del potere in quell'area deve ancora emergere... quale disegno ha Washington sul Cairo e sul mondo arabo? Come fanno gli Usa, dopo aver sostenuto per decenni Mubarak, a proporsi come i supporter e finanziatori dei nuovi "democratici"? (Giba)”
Otpor viene definito  «l'università del "colpo di stato" della Cia». Questo perché tra i finanziatori del movimento, secondo The Guardian, http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.usa?INTCMP=SRCH
ci sono l'Open Society Institute di George Soros, il National Endowment for Democracy (Ned), l'International Republican Institute (Iri), la Freedom House, il National Democratic Institute (Ndi), il Dipartimento di stato Usa, l'Agenzia internazionale di sviluppo degli Stati Uniti (Usaid) e l'Albert Einstein Institute di Gene Sharp. Il sospetto è evidente: Washington utilizza queste fondazioni e le sue strutture per fornire sostegno e fondi a partiti politici o movimenti in grado di esportare la democrazia - in salsa stelle e strisce - nei paesi oppressi.

(7) Come la Nato ha scavato sotto l’Ucraina (di Manlio Dinucci)

(8) Il retaggio dell'OUN-B è cruciale per comprendere la natura dell'insurrezione armata attualmente in corso in Ucraina. L'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini fu fondata nel 1929 e nel giro di quattro anni Bandera ne divenne il capo. Nel 1934 Bandera ed altri leader dell'OUN furono arrestati per l'assassinio di Bronislaw Pieracki, Ministro dell'Interno polacco. Bandera fu scarcerato nel 1939 ed avviò subito i contatti con il Quartier Generale dell'Occupazione tedesca, ricevendo fondi e organizzando l'addestramento nella Abwehr per 800 guastatori delle sue truppe. Quando ci fu l'invasione nazista dell'Unione Sovietica nel 1941, le forze di Bandera consistevano in almeno settemila combattenti organizzati in "gruppi mobili" coordinati con le forze tedesche. Bandera ricevette 2,5 milioni di marchi per condurre operazioni sovversive all'interno dell'Unione Sovietica. Dopo aver dichiarato lo stato indipendente ucraino sotto la sua direzione nel 1941, Bandera fu arrestato e mandato a Berlino. Ma mantenne i contatti coi nazisti che continuarono a finanziarlo, ed i suoi "gruppi mobili" ricevettero copertura aerea dai tedeschi per tutta la durata della guerra.
Nel 1943, l'OUN-B di Bandera iniziò una campagna di sterminio di massa di polacchi ed ebrei, uccidendo qualcosa come 70.000 civili solo durante l'estate di quell'anno. Anche se Bandera guidava ancora le attività dell'OUN-B da Berlino, la pulizia etnica veniva guidata da Mykola Lebed, capo del Sluzhba Bespeki, la polizia segreta dell'OUN-B. Nel maggio 1941, ad una sessione plenaria dell'OUN a Cracovia, l'organizzazione pubblicò un documento, "La lotta e l'azione dell'OUN durante la guerra" che dichiarava, tra l'altro, che "moscoviti, polacchi e ebrei ci sono ostili e vanno sterminati in questa lotta" (usando per moscoviti il nomignolo derogatorio "Moskal").
Con la sconfitta dei nazisti, Bandera e molti leader dell'OUN-B furono mandati in vari campi di prigionia in Germania ed Europa centrale. Stando a Stephen Dorrill ed alla sua autorevole storia del servizio segreto inglese MI6, MI6: Inside the Covert World of Her Majesty's Secret Intelligence Service, Bandera fu reclutato dall'MI6 nell'aprile 1948. Il collegamento coi britannici fu stabilito da Gerhard von Mende, un gerarca nazista che aveva diretto la Divisione Caucasica del Ministero del Reich per i Territori Orientali occupati (Ostministerium). Von Mende reclutò musulmani dal Caucaso e dall'Asia Centrale per farli combattere insieme ai nazisti durante l'invasione dell'Unione Sovietica. Alla fine della seconda guerra mondiale, lavorò per i britannici tramite una società di copertura, la Research Service on Eastern Europe, che era in realtà un ente di reclutamento per gli insorti musulmani all'interno dell'Unione Sovietica. Von Mende fu strumentale nel creare covi della Fratellanza Musulmana a Monaco di Baviera e Ginevra.
Tramite von Mende, l'MI6 addestrò agenti dell'OUN-B e li infiltrò in Unione Sovietica per condurre operazioni di sabotaggio ed assassinio tra il 1949 ed il 1950. Un rapporto dell'MI6 del 1956 loda Bandera come "un agente clandestino professionista con un background terroristico e spregiudicato nelle regole del gioco".
Nel marzo 1956, Bandera andò a lavorare con l'equivalente tedesco della CIA, il BND, allora diretto dal Gen. Reinhardt Gehlen, capo dei servizi segreti militari sul fronte orientale durante la seconda guerra mondiale. Ancora una volta, von Mende fu uno dei suoi sponsor e protettori. Nel 1959, Bandera fu assassinato dal KGB in Germania occidentale.
Il principale sicario di Bandera, Mykola Lebed, comandante della polizia segreta dell'OUN-B, fece una carriera più lunga. Alla fine della seconda guerra mondiale fu reclutato dai Corpi di Counterintelligence dell'esercito americano e nel 1948 era sulla busta paga della CIA. Lebed reclutò gli agenti dell'OUN-B che non erano andati con Bandera e l'MI6, e partecipò ad un programma di sabotaggio dietro la Cortina di Ferro, che incluse la "Operation Cartel" e la "Operation Aerodynamics." Lebed fu quindi trasferito a New York, dove diede vita ad una società di facciata della CIA, la Prolog Research Corporation, ed operò sotto il controllo di Frank Wisner, che era a capo del Direttorato per la Pianificazione della CIA negli anni Cinquanta. La Prolog continuò ad operare fino alla fine degli Anni Novanta, quando fu promossa e sostenuta da Zbigniew Brzezinski, consigliere del Presidente Jimmy Carter per la sicurezza nazionale.
Nel 1985, il Dipartimento di Giustizia USA lanciò un'inchiesta sul ruolo di Lebed nel genocidio in Polonia ed Ucraina occidentale durante la guerra, ma la CIA la bloccò e l'inchiesta fu abbandonata. Ciononostante, nel 2010, dopo la pubblicazione di migliaia di pagine di documenti di guerra, gli Archivi Nazionali pubblicarono un rapporto, Hitler's Shadow: Nazi War Criminals, U.S. Intelligence, and the Cold War (l'ombra di Hitler: criminali di guerra nazisti, intelligence USA e guerra fredda), scritto da Richard Breitman e Norman Goda, che includeva un resoconto dettagliato sulla collisione tra Bandera, Lebed ed i nazisti e sul loro coinvolgimento nelle esecuzioni di massa di ebrei e polacchi.
Questo retaggio Bandera-Lebed e le reti intessute nel dopoguerra sono al centro degli avvenimenti attuali in Ucraina.



Bibliografia





1 commento:

fabrax ha detto...

buonasera Paola. La CIA è impegnata in operazioni segrete in 134 paesi, tra cui l'Ucraina.
Obama (almeno per me) è stato ed è una delusione cocente. Guerrafondaio come tutti i presidenti USA prima di lui