Otpor - Rivoluzioni colorate

Cos’è l’Otpor?

Nel 1998 un gruppo di studenti universitari di Belgrado, attivi contro il governo di Slobodan Milosevic, fondò un movimento di protesta civile. Il gruppo si chiamò “Otpor” (resistenza) e acquistò forma e consensi durante i bombardamenti Nato del 1999 in Yugoslavia, iniziando una campagna politica e mediatica contro il leader serbo, facendo uso di azioni dimostrative e non violente.
Attivisti a Belgrado con il logo di Otpor. 
Rapidamente Otpor  diventò il fulcro dell’opposizione filo-occidentale e giocò un ruolo primario nella caduta del dittatore jugoslavo. Il motto del movimento s’ispirò alle parole di Gandhi: «usa le armi non violente fino a rendere la battaglia non più necessaria» e la loro azione attinse a piene mani dagli studi di Gene Sharp, intellettuale americano e teorico della rivoluzione non violenta, autore, tra gli altri, di “Dalla dittatura alla democrazia”, http://www.aeinstein.org/downloads/italiano/ scaricabile in italiano qui, vera guida su come deporre leader illiberali.

Gene Sharp
Su queste basi gli attivisti di Otpor costruirono una lotta basata sull’ideologia della resistenza individuale nonviolenta che velocemente si radicò nel paese e che, caduto Milosevic, continuò la sua azione.
Fin qui non ci sarebbe niente di male e la buona fede di tutti coloro che parteciparono attivamente al movimento encomiabile.
Di fatto Gene Sharp, assunto ad esempio da imitare dall’intero movimento non-violento dietro l’ispirazione ghandiana, è una persona che ha aiutato la CIA e la NATO a realizzare (o a tentare di attuare) colpi di stato in vari paesi negli ultimi 15 anni, attraverso la traduzione e divulgazione gratuita del suo manuale in 20 lingue e la relativa diffusione dei contenuti via Facebook e Twitter.
Gene Sharp è stato il fondatore, nel 1983, dell'Albert Einstein Institute per «lo studio e l'utilizzo della nonviolenza nei conflitti di tutto il mondo».
Studioso di Gandhi, dopo aver ottenuto il Ph.D. a Oxford, ha insegnato alla University of Massachusetts, prima di approdare ad Harvard come direttore del Program on Nonviolent Sanctions del Center for International Affairs. La sua attività di ricerca si è fin dalla gioventù unita a una militanza politica nei gruppi della sinistra americana. La pratica della disobbedienza civile e della nonviolenza lo portò a trascorrere due anni in carcere per essersi rifiutato di arruolarsi nella guerra di Corea. Durante gli anni delle lotte per i diritti civili, venne arrestato diverse volte per aver partecipato ai sit-in. Direttore della rivista pacifista "Peace News", è stato assistente personale di una figura significativa del sindacalismo e della sinistra radicale americana come Abraham J. Muste, che ottenne nel 1958 il Peace Award e fu, fino alla sua morte nel 1967, uno strenuo oppositore della guerra in Vietnam.
Possiamo definire Sharp un altro personaggio sicuramente in buona fede ma l'Istituto da lui fondato dove prende i soldi per diffondere il suo pensiero?
Per capire come funzionano le cose bisogna seguire il flusso del denaro: chi finanzia l’Albert Einstein Institute?
Tra i patrocinatori vi sono diversi ex ufficiali dell’esercito USA, ma i finanziamenti veri e propri vengono da istituti filo-governativi come il National Endowment for Democracy (Ned) creato da Reagan nel 1983, il National Democratic Institute (Ndi) presieduto da Madeleine Albright e l’International Republican Institute (Iri), fino alla Freedom House, nata durante la guerra fredda in funzione anticomunista e a lungo presieduto dall’ex capo della Cia Woolsey. A portare ulteriori sostegni economici ci pensano anche le fondazioni del miliardario Soros.
Sto studiando nel dettaglio queste fondazioni e già da ora vi posso dire che a monte vi sono sempre i soldi dei Rockeffeler e dei Rotschild.

Vediamo cosa dicono alcuni autorevoli fonti riguardo all’Otpor.
“Il successo e le tecniche di Otpor hanno varcato i confini della Serbia. I suoi attivisti sono entrati in azione in Georgia per aiutare i rivoltosi locali a deporre Shevardnadze nel 2003. Hanno inviato formatori in Ucraina durante la rivoluzione arancione. Poi è toccato all'Egitto, come conferma Srdjan Popovic, uno dei leader di Otpor: «Abbiamo addestrato gli egiziani, con video e documenti consegnati loro». Un ruolo, quello assunto a livello internazionale da Otpor, che ha valso all'organizzazione serba la definizione di "srl della rivoluzione", mentre i suoi membri sono stati definiti "i mercenari della democrazia". Questi, in più di un'occasione, si sono dichiarati orgogliosi di essere finanziati dai servizi di un grande paese straniero. I dubbi si accavallano: se le rivolte arabe hanno senz'altro incrinato irrimediabilmente il vecchio ordine regionale; se le sommosse di piazza Tahrir sono state sobillate; se dietro il Movimento 6 aprile c'è il sostegno di Otpor; se Otpor vuol dire Cia; se la nuova architettura del potere in quell'area deve ancora emergere... quale disegno ha Washington sul Cairo e sul mondo arabo? Come fanno gli Usa, dopo aver sostenuto per decenni Mubarak, a proporsi come i supporter e finanziatori dei nuovi "democratici"? (Giba)”


Otpor viene definito  «l'università del "colpo di stato" della Cia». Questo perché tra i finanziatori del movimento, secondo The Guardian, http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.usa?INTCMP=SRCH ci sono l'Open Society Institute di George Soros, il National Endowment for Democracy (Ned), l'International Republican Institute (Iri), la Freedom House, il National Democratic Institute (Ndi), il Dipartimento di stato Usa, l'Agenzia internazionale di sviluppo degli Stati Uniti (Usaid) e l'Albert Einstein Institute di Gene Sharp. Il sospetto è evidente: Washington utilizza queste fondazioni e le sue strutture per fornire sostegno e fondi a partiti politici o movimenti in grado di esportare la democrazia - in salsa stelle e strisce - nei paesi oppressi.


Perché l'Albert Einstein Institute si chiama così?
Albert Einstein era profondamente preoccupato per la guerra, l'oppressione, la dittatura, il genocidio, e le armi nucleari. Era disposto a esplorare nuovi approcci per affrontare questi problemi di violenza politica, anche se non era sempre felice con le scelte a sua disposizione. In varie occasioni egli fu un oppositore della guerra, un sostenitore della guerra contro il sistema nazista, e un sostenitore del governo mondiale. Nella sua vita in seguito, divenne enormemente impressionato dal potenziale di lotta nonviolenta. Nel 1950, in una trasmissione radiofonica delle Nazioni Unite osservò che, "Nel complesso, credo che Gandhi abbia tenuto il punto di vista più illuminato di tutti gli uomini politici del nostro tempo ...."
Oggi, la Albert Einstein Institution continua a lavorare su questo aspetto del pensiero di Einstein, esaminando il potenziale di lotta nonviolenta per risolvere i continui problemi di violenza politica.


 
How to Start a Revolution è stato descritto come il film dei movimenti di occupazione e veniva mostrato nei campi occupati delle città di tutto il mondo.

Da Otpor a Canvas

Srdja Popovic, 38 anni, oggi direttore del Centro per l’Applicazione di strategie ed azioni non-violente (Canvas ) di Belgrado, è stato uno dei fondatori e leader di Otpor.
«Negli ultimo otto anni», ha raccontato Popovic al New York Times «abbiamo lavorato con persone provenienti da 37 Paesi diversi, soprattutto del Medio Oriente e del Nord Africa. Non diciamo loro come fare la rivoluzione, ma forniamo gli strumenti per organizzarla. La prima regola è non usare mai la violenza, la seconda non affidare mai a stranieri la leadership della rivolta, la terza portare non centinaia, non migliaia, ma milioni di persone nelle piazze».

Srdja Popovic
Le bandiere di Otpor sono state viste anche in Georgia nel 2003 quando i manifestanti presero d'assalto il Parlamento di Tbilisi nella rivolta che portò al rovesciamento di Eduard Shevardnadze. Il gruppo di Belgrado ha poi addestrato gli attivisti ucraini in quella che, nel 2004, passò sotto il nome di Rivoluzione arancione. E tra gli studenti degli ultimi corsi sono apparsi anche giovani di Iran, Zimbawe, Myanmar e Venezuela.
Canavas, si legge sul sito, «è un'organizzazione no-profit del tutto indipendente da qualsiasi governo, perché finanziata da donatori privati».

Otpor in Georgia

Sì, ma chi sono questi donatori?
Come ho già scritto più sopra, secondo The Guardian, dietro Otpor/Canvas vi sono una serie di ONG (organizzazioni non governative non aventi fini di lucro, finanziate da donatori privati) dalle quali si divaricano una tale quantità di reti che risulta spesso impossibile raggiungere la vera fonte primaria. Ed è questo il loro scopo, confondere ramificando il più possibile per disperdere le sporche tracce.
Su ogni fondazione ci sarebbe da scrivere un intero trattato; cerco qui di abbreviare il più possibile per potervi lasciare tracce e link di approfondimento.
1) Open Society Institute di George Soros….
2) National Endowment for Democracy (Ned)…..
3) Agenzia internazionale di sviluppo degli Stati Uniti (Usaid)
4) Freedom House…..
5) International Republican Institute (Iri)….…..
6) Albert Einstein Institute di Gene Sharp.

Vediamo singolarmente ogni fondazione cos’è veramente.
Parto con le prime due e mentre le altre le lascio per  i prossimi post perché c’è già fin troppa carne al fuoco.



Figlio di ebrei ungheresi, George Soros effettuò le prime operazioni sulla valuta in occasione della super inflazione ungherese del 1945-46. Presidente del Soros Fund Management e dell’Open Society Institute, ex membro del Consiglio di Amministrazione del Council on Foreign Relations (CFR), finanziatore dello Human Rights Watch. Finanziò e organizzò la rivoluzione delle rose in Georgia, a suo tempo elargì grosse somme agli avversari di George Bush e appoggiò Obama alle ultime presidenziali. Amico di Gorbachov, ha supportato movimenti rivoluzionari in Serbia, Ucraina, Bielorussia, Kirghizistan, mentre avrebbe sostenuto diverse rivoluzioni colorate: da quella bianca in Venezuela, a quella verde in Iran, sino a quella viola in Italia.
 Secondo la rivista americana EIR Soros cominciò la carriera sotto gli auspici dei Rothschild, che ancora oggi sono tra i finanziatori noti delle sue attività disponendo di due consiglieri nell'amministrazione del Quantum Fund NV, la finanziaria di Soros registrata nelle Antille Olandesi luogo adatto per nascondere qualcosa e creare società off-shore mediante le quali con bonds e fondi di investimento riciclare e moltiplicare denaro, come un "miracolo dei pani e dei pesci".
Se volete informarvi di più nel sito del MoviSol (Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà) troverete un dossier sulla figura di Soros veramente allucinante.
A me basta sapere che dietro questo personaggio ci sono loro, i Rothschild a finanziare tutto per aver compreso quale intento possa avere questa società che finanzia i movimenti così detti delle rivoluzioni colorate.




L’8 giugno 1982 davanti al Parlamento britannico, il presidente Reagan inveì contro l’Unione Sovietica definendola "L’impero del male" e si offrì di aiutare i dissidenti lì e altrove.
Sulla base di questo consenso per la lotta contro la tirannia, una commissione di riflessione bipartisan auspicò l’istituzione a Washington della National Endowment for Democracy (NED). Fu fondata dal Congresso nel novembre del 1983 e immediatamente finanziata.
La Commissione di riflessione bipartisan fu costituita in realtà prima del discorso di Ronald Reagan, anche se dopo ufficialmente ne ricevette un mandato dalla Casa Bianca. Pertanto, essa non era conseguente alle grandiose ambizioni presidenziali, ma le precedette e ciò che Reagan manifestò in quell’occasione era solo un abbellimento retorico di decisioni già concordate a grandi linee e destinate ad essere messe in scena dalla commissione bipartisan.
Il discorso di Ronald Reagan a Londra si svolse dopo gli scandali che circondarono la rivelazione delle commissioni sugli sporchi trucchi della CIA. Il Congresso aveva vietato all’agenzia di condurre ulteriori colpi di stato per conquistare dei mercati. E così alla Casa Bianca, il Consiglio di Sicurezza Nazionale cercò di sviluppare altri strumenti per aggirare questo divieto.

"Gran parte di quel che noi facciamo oggi, la Cia lo faceva clandestinamente venticinque anni fa" (The Washington Post, 22 settembre 1991). La sorprendente confessione, riportata dal Washington Post del 22 settembre 1991, è di Allen Weinstein. Storico di formazione, Weinstein è stato il primo presidente della National Endowment for Democracy (Ned, Fondazione nazionale per la democrazia), un'associazione nordamericana senza fini di lucro dagli obiettivi particolarmente virtuosi: promuovere i diritti dell'uomo e la democrazia. Eppure è alla Ned che Weinstein fa riferimento nella sua dichiarazione.
(Di HERNANDO CALVO OSPINA * giornalista e scrittore colombiano, residente in Francia.
autore, tra l'altro, di Rhum Bacardi. Cia, Cuba et mondialisation, Epo, Bruxelles, 2000.)
  
La finalità del NED (National Endowment for Democracy) è quella di offrire sostegno a quelle istituzioni estere che il governo federale, per la sua posizione ufficiale, non può aiutare, ad esempio i partiti politici di opposizione. In apparenza, il Ned è una fondazione privata, non governativa e senza scopo di lucro, e perciò sostiene questo tipo di istituzioni estere con il sotterfugio di fornire fondi privati e non governativi. In realtà si tratta di una finzione, poiché il Ned, malgrado sia a prima vista un ente privato, riceve un finanziamento annuale dal Congresso (e figura nel capitolo del budget del Dipartimento di Stato destinato all'Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (US Agency for International Development – USAID
(da Thierry Meyssan Analista politico francese, fondatore e presidente del Rete Voltaire e l’asse della conferenza Axis for Peace. Pubblica rubriche settimanali si occupano di politica estera nella stampa araba e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture 2, ed. Bertrand JP (2007).)


Per mantenere l'illusione che sia un'organizzazione privata, la NED riceve anche donazioni da tre associazioni, che sono a loro volta finanziate indirettamente da contratti federali:

è finanziata dalla Vicks Vaporub e nel 2007 aveva un patrimonio di quasi 570 milioni dollari.
Bill Stetson, pronipote della Vicks, funge da fiduciario e governatore per la Smith Richardson Foundation. Ha deciso che sia il gruppo Rockefeller & Co. il gestore patrimoniale per i piani finanziari della famiglia. (tratto da http://goliath.ecnext.com/coms2/gi_0199-2299183/Rockefeller-uses-name-to-reach.html  )

- la John M. Olin Foundation
I soldi della Olin Foundation, creata nel 1953, furono donati da John M. Olin per difendere le ‘libere istituzioni americane’ e la ‘libera impresa’. Da subito ha iniziato a fornire sostegno finanziario alle iniziative volte a promuovere il capitalismo e respingere quello che era visto come invadente socialismo. La famiglia Olin fece fortuna nella prima guerra mondiale con la chimica di base per esplosivi e con le munizioni per gli Alleati, ovvero con le commesse pubbliche. La Olin continua tuttora a produrre proiettili sotto il marchio Winchester. (tratto da http://it.peacereporter.net/articolo/2392/Impero+e+libert%E0    )
Olin è stato anche un importante sponsorizzatore delle politiche militariste nell'era post-Guerra Fredda. Secondo gli studiosi Jean Štefanić e Richard Delgado, nei primi anni novanta, Olin ha ritirato il sostegno dal Cato Institute

La Fondazione Bradley è stato creata nel 1985 con 290 milioni dollari dalla vendita di una attività elettrica del Milwaukee iniziata nel 1903 dai fratelli Lynde e Harry Bradley. Con la missione di "rafforzare la democrazia e il capitalismo americano, i principi delle istituzioni e dei valori che lo sostengono e lo alimentano," i soldi della fondazione sostengono una vasta gamma di attività, tra le arti, l'assistenza sanitaria e l’istruzione. Ma ha anche finanziato una serie di organizzazioni di destra, tra cui la American Enterprise Institute , il Centro per lo Studio della Cultura Popolare , la Free Congress Foundation e l' Istituto di Rockford . La Free Congress Foundation ha ricevuto più di $ 6 milioni, secondo MediaTransparency.com. (vedi qui)
Secondo il Milwaukee Journal Sentinel la fondazione regala più di $ 30 milioni all'anno.
"L'obiettivo generale della Fondazione Bradley, però, è quello di ritornare, sia negli Stati Uniti - e nel mondo - ai giorni prima che le aziende furono costrette a fare concessioni ad una forza lavoro organizzato. (vedi qui)
Di tutti gli esempi di finanziamento  che la Bradley Foundation ha progettato per aprire la strada a destra, il più noto è il libro "The Bell Curve:. Intelligence and Class Structure in American Life" di Charles Murray e Richard Hernstein.
In questo libro ci si chiede se ci sono differenze di intelligenza tra neri e bianchi che aiutino a spiegare le differenze nella loro posizione economica e sociale.
In altre parole; ci sono milioni di persone di colore, poveri e oppressi a causa del razzismo istituzionale e storico, o perché c’è qualcosa di intrinsecamente inferiore nell’essere nero?
Alla fine si arriva alla conclusione finale che i poveri sono poveri perché sono nati con difetti; con geni inferiori. (vedi qui)


Riflettendo mi pare da subito evidente che queste ONG non sono proprio degli enti di beneficenza senza scopo alcuno. Li definirei una vera scorretta devianza americana di estrema destra, forse peggio di così non ci si poteva nemmeno immaginare.





Otpor/Canvas/Movimento 6 Aprile

 Il 9 febbraio 2011, Al Jazeera ha mandato in onda un episodio della sua serie People and Power intitolato “Egitto: i Semi del Cambiamento”.” Il programma ha offerto un eloquente sguardo dietro le quinte di un nucleo di attivisti dell’April 6 Youth Movement che ha giocato un ruolo cruciale nella rivoluzione non-violenta in Egitto.
“Questa non è una rivolta spontanea,” ha sottolineato la reporter Elizabeth Jones. “La rivoluzione va avanti da tre anni.” La chiave del successo, apprendiamo, è stato l’ordine che i leader del Movimento 6 Aprile hanno ricevuto dai veterani di gruppi come l’Otpor, il movimento studentesco che fece cadere il presidente serbo Slododan Milosevic.
Srdja Popovic, uno dei leader di quella rivoluzione, ci dicono, “ha condiviso la sua esperienza di prima mano con l’April 6.” Mohamed Adel, uno dei leader dell’April 6, descrive il suo allentamento in Serbia nelle tattiche di resistenza non-violenta, compreso “come organizzare e far uscire le persone in strada.” Ha riportato video e sussidi didattici per contribuire ad allenare gli altri leader, che vengono mostrati per “dirigere la rivolta dall’inizio.”

E anche se Popovic ammette di aver addestrato alcuni giovani del Movimento 6 aprile” ci tiene a precisare: “Non si arriva da qualche parte con la rivoluzione in valigia. È la loro rivoluzione, e i consulenti stranieri servono solo ad aiutarli. Rischiano la vita per la libertà altrui, ma la vittoria appartiene ai popoli, al 100 per cento!” Questo per chiarire che Otpor! non esporta rivoluzioni.


Come ho già scritto nel post “Da Otpor a Canvas” ci sono un gruppo di ONG che finanzia questi movimenti di esportazione delle rivoluzioni. Le prime due le ho già ampiamente illustrate in quell’articolo, continuiamo a vedere le altre:

è un'agenzia federale indipendente che si occupa di promuovere la crescita economica e la politica estera e gli interessi degli Stati Uniti, sotto il Segretario di Stato Hillary Clinton. L'agenzia è finanziata dal denaro dei contribuenti. Questi interessi sono spesso per imprese private come la Monsanto, che campiona cosiddetti aiuti umanitari, in nome del popolo americano, usando i soldi delle tasse. Gli sforzi umanitari USAID comprendono l'imposizione di sementi OGM nei paesi poveri per via di metodi complessi che eludono le leggi dei paesi poveri. I paesi poveri di rado resistono direttamente al governo degli Stati Uniti e sono costantemente sotto pressione, in più rischiano di perdere benefici finanziari dagli Usa. Così, questi paesi poveri e in via transitoria svendono la propria agricoltura e la popolazione soffre perché le colture OGM sono malsane, i rendimenti delle colture OGM sono più bassi e favoriscono i monopoli, con conseguente dipendenza in corso.
La Usaid ha concluso un partenariato pubblico-privato con la Fondazione Rockefeller, con l'aiuto di Bill Clinton, al fine di utilizzare gli investimenti per affrontare "i problemi sociali e ambientali, sotto copertura di un'organizzazione libera da tasse. (http://www.morphcity.com/agenda-21/ppp) Ciò significa che l'organizzazione sarà in grado di investimenti a "impatto diretto" destinati ad avere un effetto sui problemi sociali e ambientali. In altre parole, essere alla ricerca di grandi investitori utilizzando la loro influenza schiacciante sulle infrastrutture, servizi pubblici, fognature, sorgenti d'acqua, ecc, che porteranno probabilmente alla privatizzazione delle imprese pubbliche, e il controllo totale nel perseguimento degli obiettivi finali dell'Agenda 21.




Ufficialmente conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche, e diritti umani. Freedom House è un'organizzazione no-profit basata principalmente su donazioni e contributi di fondazioni ed enti governativi. Secondo la sua Relazione annuale 2007 , Freedom House riceve il 66% del suo finanziamento da parte del Governo Federale degli Stati Uniti, precisamente dalla US Agency for International Development (USAID), il Dipartimento di Stato americano, e il National Endowment for Democracy (NED), insomma gira e rigira sono sempre i soliti.
I contributi pubblici di Freedom House nel 2007 ammontavano a 10,5 milioni, rispetto ai 3,83 milioni dollari di contributi privati.

“Il caso della Freedom House colpisce in particolar modo. Presieduta dall’ex direttore della CIA James Woolsey, la Freedom House è stata un garante importante della rivoluzione arancione in Ucraina. Nel novembre 2003 aprì a Bishkek una tipografia che stampava 60 riviste di opposizione. Anche se è descritta come indipendente, l’ente che la possiede ufficialmente è presieduto dal guerrafondaio senatore repubblicano John McCain, mentre l’ex consigliere alla Sicurezza nazionale Anthony Lake fa parte del consiglio di amministrazione. Gli Stati Uniti inoltre sostengono la radio e la TV d’opposizione” (vedi qui).



La primavera araba….
Il 17 dicembre del 2010, il venditore ambulante 26enne  Mohammed Bouazizi   si dava fuoco a Sidi Bouzid, un paesino della Tunisia, dando il via inconsapevolmente a una serie di rivolte destinate a cambiare il volto del mondo arabo dall'Egitto al Marocco alla Libia.


Forse non tutti sanno che la Tunisia ha vissuto una progressiva liberalizzazione economica durante l’ultimo decennio. Nel Global Competitiveness Report del World Economic Forum 2010-2011, la Tunisia è stata catalogata come paese africano più competitivo, e a livello mondiale si trova al trentaduesimo posto tra i paesi più competitivi. L’enorme popolazione musulmana del Nord Africa è un’opportunità per gli affari delle banche islamiche e per altre imprese.

Tenete presente che in Tunisia aveva aperto nel maggio 2010 la più grossa banca di diritto islamico (legge della Sharia, ossia senza interessi, senza che i soldi prestati possono essere investirti in armi, pornografia, droga, alcool e sfruttamento del lavoro, aspetti che la finanza occidentale non si pone per nulla!) ed ad aprirla sarebbe stato il genero del deposto presidente tunisino Ben Ali, El Materi. La Zitouna Banke sarebbe servita ad aiutare milioni di cittadini in difficoltà...
La prima banca di diritto islamico del Magreb che rischiava di diventare il primo polo finanziario del vicino medioriente.

Ebbene il 20 gennaio 2011, dopo alcune settimane dalla rivolta, la Zitouna Bank è stata confiscata dalla Banca Centrale della Tunisia, (di proprietà dei Rothschild e soci).
Sembra abbastanza evidente che la vicenda del venditore ambulante sarebbe passata inosservata se non fosse risultata idonea a scatenare le furie di una popolazione, sicuramente insoddisfatta dei suoi governanti, ma che in primo luogo intaccava gli interessi economici di quelle banche che erano presenti sul territorio.

NED e Soros hanno iniettato milioni di dollari nella formazione di professori pro democrazia, giuristi, giornalisti e giovani attivisti del Nord Africa. Nel 2009 hanno raddoppiato i loro sforzi di formazione. Perché proprio ora il sostegno a dittatori da 30 anni al potere è stato minato? Il premio sono le economie nord africane in veloce crescita. Tutto questo coincide con gli sforzi di Ben Ali di fare della Tunisia il centro finanziario del Nord Africa e di promuovere il sistema bancario islamico. I Rothschild vogliono che i musulmani del Nord Africano prendano soldi in prestito dalle loro banche e che paghino gli interessi al tasso deciso dalla Banca Centrale dei Rothschild: non vogliono che la gente possa prendere soldi dalle banche islamiche senza pagare alcun interesse. I Rothschild vogliono che i musulmani scambino la loro attuale oppressione politica ad opera di brutali dittatori con il futuro asservimento economico sotto il controllo del banchiere Lord Rothschild.



Cyberdissidenti
Oltre a finanziare le ONG della regione MENA (Middle East and North Africa), le organizzazioni USA di esportazione della democrazia formano alle nuove tecnologie i cyberdissidenti di questi paesi. Per far ciò, utilizzano enti come l’Alliance of Youth Movements (diventato poi Movements.org), che di presenta come un’organizzazione USA senza scopo di lucro (stando a quanto è scritto nel sito) che non nasconde la sua missione: 1) individuare dei cyberattivisti nelle regioni interessate; 2) metterli in contatto tra loro, con degli esperti e degli esponenti della società civile; 3) sostenerli e formarli, consigliandoli e procurando loro una piattaforma per iniziare i contatti e svilupparli nel tempo.
Tra i fondatori di Movements.org, si trova Jared Cohen, ex consigliere di Condoleeza Rice e di Hillary Clinton ed attuale direttore di Google Ideas, e Jason Liebman, che ha lavorato per il Dipartimento di Stato, il Dipartimento della Difesa e Google82. Inoltre il direttore esecutivo dell’AYM, David Nassar, ha diretto dei programmi in Medio Oriente per conto del NDI, della USAID e dell’IRI.
Le conferenze annuali organizzate dall’AYM sono finanziate, tra gli altri, dal Dipartimento di Stato USA e da compagnie come Google, Facebook e Youtube.
D’altra parte, per consentire ai cyberdissidenti di aggirare l’inevitabile censura statale, il governo USA finanzia (direttamente o indirettamente) delle compagnie che fabbricano dei software di aggiramento. L’esempio più interessante è il software TOR, che viene messo gratuitamente a disposizione dei cyberattivisti. Sviluppato da una compagnia USA con sede nel Massachussetts, permette la navigazione anonima in internet. “La mission di TOR è di permettere alla gente di esprimere le loro opinioni in modo sicuro o di scambiare informazioni nei paesi totalitari”, afferma una rappresentante di TOR. E non è tutto. Il Dipartimento di Stato USA finanzia, insieme a Google, dei progetti più ambiziosi come “Commotion”, che permetterà di creare delle reti senza filo ad alta velocità, autonome “al 100%”.
E’ dunque sempre più evidente che l’amministrazione USA intrattiene delle relazioni “privilegiate”, e da molti anni, con i media sociali come Google, Facebook, Twitter e Youtube. Alcuni dispacci Wikileaks, oltre a diversi interventi del Dipartimento di Stato, dimostrano l’esistenza di una collusione tra essi (vedi qui e qui).





Rivoluzionari senza rivoluzione
 Le rivoluzioni colorate sono come una partita in sei mosse:
1° - il paese viene dichiarato non libero da una delle organizzazioni internazionali americane, (come la Freedom House per esempio);
2° - gli Usa e le altre organizzazioni internazionali allineate dichiarano di intervenire in nome del loro diritto-dovere di instaurare la democrazia, attivando nel frattempo movimenti come Otpor;
3° - questi movimenti, anche se minoritari, vengono presentati "come il vero portavoce della volontà e degli interessi di gran parte della popolazione";
4° - le manifestazioni daranno vita, provocheranno l'intervento delle forze dell'ordine che forniranno così "un'ottima occasione per dimostrare il grado di ira popolare contro il regime e la mancanza di libertà dell'opposizione";
5° - in caso di elezioni, poi, se il risultato non è conforme a quanto desiderato, si metterà in dubbio "la capacità del sistema elettorale di assicurare un conteggio dei voti imparziale ed accurato";
6° - il che condurrà infine, grazie ad un monitoraggio internazionale, alle conclusioni auspicate (intervento dell’ONU e NATO con conseguente monopolizzazione made USA).

Il caso dell’Egitto
In Egitto è avvenuto proprio questo. Dopo la strage allo stadio del 1 febbraio 2012 non c’è più stata tregua. A un certo punto le autorità egiziane hanno cominciato a usare il pugno di ferro contro le associazioni e le ONG internazionali che operano in Egitto.



“Rinviate a giudizio 43 persone, con l’accusa di aver finanziato illegalmente delle Ong, 19 delle quali statunitensi. Tra esse anche il figlio del ministro Usa dei Trasporti, Lahood.”
(da EURONEWS)
“Il rinvio a giudizio degli operatori delle Ong di cittadinanza americana é destinato quindi a far salire la tensione tra il Cairo e Washington, già alta sin da quando alla fine di dicembre le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nelle sedi delle Ong. Proprio ieri, durante un incontro a margine della conferenza per la Sicurezza di Monaco, Hillary Clinton aveva avvisato il ministro degli Esteri egiziano del fatto che la mancata soluzione positiva della vicenda delle Ong avrebbe potuto mettere a rischio gli oltre 1,3 miliardi di dollari che l’Egitto aspetta quest’anno in aiuti americani.
A rendere ancora più spinosa la questione, e diretta l’attenzione dello stesso presidente Barack Obama, nelle scorse settimane è emerso il fatto che tra i cittadini americani sotto inchiesta vi è il figlio del ministro dei Trasporti Ray LaHood. Sam LaHood è uno degli americani ai quali è stato impedito di lasciare l’Egitto, inserendo i loro nomi in una no-fly list. Temendo l’arresto, già nei giorni scorsi almeno tre cittadini americani hanno trovato rifugio nell’ambasciata americana al Cairo.” (da Giornalettismo)

Dunque, da una parte lo scontento popolare, altissimo e legittimo, dall’altro le autorità militari al governo, in attesa di elezioni, che individuano nelle ONG americane un nemico da contrastare.
Analizzando gli avvenimenti così come mi si presentano in questo particolare momento, in relazione anche a ciò che ho ricercato in questi ultimi mesi, provo un senso di condivisione con le decisioni del regime militare. Il pericolo che interferenze estere, e in particolar modo americane, sulla gestione di questo paese siano altissime è evidente e allora mi informo di più. Voglio sapere chi è di preciso questo Sam LaHood, presentato, dai pochissimi media italiani che hanno divulgato la notizia, come il figlio del ministro USA dei Trasporti. Non mi pare sia sufficiente essere figlio di un personaggio importante per essere trattenuto nel paese con la forza.
 
Sam LaHood
Sul Chicago Tribune, il 37enne LaHood, viene descritto come il direttore della sezione egiziana  dell’International Republican Institute  (IRI). Pare abbia trascorso la maggior parte degli ultimi dodici anni in Medio Oriente, lavorando per il Dipartimento di Stato in Iraq, dove ha fatto il giro del paese devastato dalla guerra con i giornalisti e ha contribuito alla copertura del processo a Saddam Hussein (questa non l’ho capita, di quale copertura si parla?). Nel 2008, tornò negli Stati Uniti per lavorare sulla campagna presidenziale di John McCain. Si è sposato lo scorso anno e vive in un appartamento al Cairo nei pressi di Tahrir Square. (da Chicago Tribune)
L’IRI fa parte di quelle ONG che stanno dietro Gene Sharp e il suo Albert Einstein Institute come ho scritto più sopra. Si autodefinisce come un'organizzazione senza scopo di lucro che non è affiliata ad alcun partito specifico, con l'obiettivo principale di "promuovere la democrazia nel mondo attraverso lo sviluppo dei partiti politici, istituzioni civiche, elezioni aperte..."
La Giunta Direttiva di questa organizzazione è presieduta dal senatore del Partito Repubblicano John Sidney McCain III, che ha aderito al Consiglio direttivo dell'IRI dal 1993. Riconosciuto come un falco della politica estera USA, questo crociato di 74 anni, senatore  per l'Arizona dal 1987, è stato aspirante candidato presidenziale nel 2000 e nel 2008 ed è catalogato come un uomo "forte" a cui manca la minima etica nel suo agire politico.
In Venezuela, oltre a finanziare, sfacciatamente, vari gruppi anti-Chavez, l'IRI ha partecipato ad operazioni a sostegno del colpo di stato dell'aprile 2002 contro il presidente Hugo Chavez. Ad Haiti, il suo rappresentante, il Pro Console Imperiale per Cuba Caleb McCarry ha diretto il complotto golpista contro il presidente Aristide.
I suoi fondi provengono dal bilancio approvato che viene assegnato, ogni anno, dal Congresso USA al Dipartimento di Stato, e dalle cosiddette agenzie "indipendenti" come l'Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli USA (USAID) e il National Endowment for Democracy (NED)



Dunque che sta succedendo?
Negli ultimi tre decenni l’Egitto di Mubarak ha ricevuto una media di $ 2 miliardi di dollari all'anno dagli Stati Uniti, rendendolo il più grande beneficiario di aiuti americani, (oltre Israele e questo per la sua posizione strategica col confine israeliano) .
Una presa di distanza dagli Usa risulta essere quasi inevitabile nell'era post-Mubarak, in parte perché gli egiziani stanno cercando di tracciare una linea tra la vecchia e la nuova epoca, e in parte perché la politica regionale si sta spostando sempre di più contro Israele e gli Usa.
Ciononostante per Washington la priorità continua a essere il mantenimento dell'accordo di pace con Israele, e su questo fronte le relazioni bilaterali non promettono nulla di buono: “Alcuni egiziani sono disinteressati al sostegno di questo rapporto e alcuni sono anche ostili, soprattutto perché lo vedono come un affare losco che sacrifica la causa palestinese (e gli interessi arabi e musulmani) in nome di un guadagno materiale”.
Molti in Israele temono che un Egitto più islamista possa trasformare ciò che hanno visto a lungo come una pace fredda in una guerra fredda” .

Insomma è evidente che gli americani devono assolutamente mantenere il controllo su questa nazione e per questo sono impegnati su entrambi i fronti. Per questo hanno necessità di mantenere attive tutte le loro ONG qualora la diplomazia governativa non dovesse dare i frutti sperati.
 La situazione in Egitto è veramente molto grave e benché sia necessario l’abbattimento del vecchio regime il caos generato lascia prevedere una ancor più tragica conclusione.
 Una nuova classe politica in Egitto potrebbe chiedere un “riequilibrio delle relazioni israelo-egiziane, riducendone i legami economici e la cooperazione alla sicurezza”.
L'esigenza degli Usa di facilitare una transizione democratica in Egitto potrebbe quindi presto entrare in contrasto con quella di dover preservare la sicurezza sul confine israelo - egiziano. Del resto, si tratta di un nodo che si già manifestato in passato e che si è risolto con il sostegno al regime di Mubarak.
(questo ultimo post sull'iEgitto lo scrissi nel 2012, andrebbe aggiornato)

Paolina




Bibliografia
Rivoluzionari senza rivoluzione di Gaetano Colonna
Il pacifista rivoltoso di Raffaella Baritono, Il Mulino, 2011
Domenico Losurdo – La non-violenza, Una storia fuori dal mito – Edizioni Laterza 2010
The Junk Bond “Teflon Guy” Behind Egypt’s Nonviolent Revolution by Maidhc Ó Cathail


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